L’illusione sulla fine del trumpismo
Del resto, se è davvero lui il motore del disordine globale, non è ragionevole attendersi che la fine del ciclo trumpiano possa mettere le cose a posto?

Quando finirà l’era Trump? Quando ci verrà restituito il mondo “prima di Trump”? Smarrimento e angoscia di fronte al disordine globale portano molti ad assumere un atteggiamento di attesa: attesa che passi la tempesta, fatta coincidere con la presidenza Usa.
Del resto, se è davvero lui il motore del disordine globale, non è ragionevole attendersi che la fine del ciclo trumpiano possa mettere le cose a posto? Che un suo indebolimento possa quantomeno rimetterci sulla buona strada? Tali aspettative potrebbero essere malriposte. Provo a spiegare perché in quattro brevi riflessioni.
1. Prima, ovvia considerazione: il Trump II è appena iniziato. Annunci roboanti e fughe in avanti, scadenze ravvicinate e perentori (pen)ultimatum determinano una dilatazione temporale, nella quale l’accelerazione si traduce, paradossalmente, in sospensione. Conta forse il fatto che il primo mandato è stato conquistato nel 2016. Ma Trump è tornato al comando poco più di un anno fa. Le prossime Presidenziali si terranno solo nel 2028.
2. Qualcuno obietterà: già in autunno, però, ci saranno le elezioni di metà mandato, che potrebbero dare una bella “botta” al tycoon diventato statista e poi alfiere della pace nel mondo. Sondaggi alla mano, tale scenario è verosimile. Siamo davvero sicuri, tuttavia, che il ruolo dell’anatra zoppa si attagli a Big Donald? Oppure, al contrario, il rapporto con un Congresso ostile potrebbe addirittura incentivare azioni scomposte e fuori dalle regole? Tale propensione, peraltro, potrebbe concentrarsi proprio sul teatro internazionale, anche come espediente per bypassare lo stallo domestico.
3. L’incognita più grande riguarda, in realtà, proprio la data di scadenza del trumpismo: il 2028, appunto, secondo la costituzione. Il diretto interessato ha negato di ambire a un terzo mandato. Ma ha anche dichiarato che molti americani gradirebbero un dittatore. Ammiratori e detrattori concordano, in fondo, su un punto: da uno come lui ci si può aspettare di tutto. Diversi elementi supportano questa lettura. Il precedente dell’assalto a Capitol Hill. L’attitudine a (ri)scrivere le regole del gioco a proprio uso e consumo. Il carattere pirotecnico e fuori dagli schemi, che secondo alcuni rivela instabilità mentale o esplicita follia. L’ultimo Presidente a superare il limite dei due mandati è stato Franklin Delano Roosevelt, e il suo lungo regno ha intrecciato tempi di guerra. Ci sono poi diversi modi per conservare il potere anche senza essere formalmente al timone: attraverso sodali o famigliari, ad esempio.
4. C’è infine un ultimo punto: forse il vero nodo da sciogliere. Siamo davvero sicuri che Trump sia la causa delle turbolenze che viviamo in questa fase? O vale l’inverso? Le crisi multiple che destabilizzano lo scenario globale, in fondo, precedono la sua ascesa. L’hanno sicuramente favorita. Favorendo, al contempo, la conquista del potere da parte di “altri” Trump in diverse parti del pianeta. No, la sua uscita di scena, comunque venga a determinarsi, non ci riporterà indietro del tempo. Non necessariamente fuori dal caos. Fuori da un mondo che – questo sì – sembra tagliato su misura per l’inquilino della Casa Bianca.
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