Il tycoon sceglie il Papa come nemico
Trattare Papa Leone come un opinionista televisivo progressista potrebbe essere un errore esiziale per Trump. Eppure Donald non è l’unico presidente americano ad aver avuto contrasti con la Chiesa cattolica

Donald Trump non sceglie i suoi avversari con accuratezza e usa un criterio piuttosto primitivo: chiunque critichi le sue azioni è un nemico. Papa compreso. Per questo, nonostante le apparenti e unilaterali rappacificazioni delle ultime ore annunciate dal vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, la linea di frattura del governo americano col Vaticano è tutt’altro che ricomposta.
E dire che Trump in ogni elezione dal 2016 a oggi ha conquistato la maggioranza dei voti dei cattolici bianchi, ampiamente ricompensati nella composizione istituzionale statunitense. I cattolici infatti occupano alcune delle cariche più influenti nel governo: il vicepresidente, il segretario di Stato e sei dei nove giudici della Corte Suprema. Nonostante questo, l’attacco di Trump a Leone XIV – trattato alla stregua di un qualunque politico “woke” – è senza precedenti.
Trump non è l’unico presidente americano ad aver avuto contrasti con la Chiesa cattolica o comunque a non seguirne le indicazioni; si pensi all’invito – inascoltato – di Giovanni Paolo II rivolto a George W. Bush a non intraprendere azioni preventive contro Saddam Hussein. La sua amministrazione è però la prima ad aver attaccato in maniera così vigorosa, e sgangherata, un Papa.
Durante la prima campagna presidenziale e il primo mandato di Trump, Papa Francesco sottolineò che il Vangelo invita i cristiani a costruire ponti, non muri (di confine); Trump replicò che Papa Bergoglio avrebbe desiderato che fosse lui il presidente se e quando l’Isis avesse attaccato il Vaticano. Ma la vera escalation del conflitto è avvenuta negli ultimi mesi. «Papa Leone XIV, il primo pontefice americano, si è dimostrato molto abile in politica.
Sembra aver fatto in modo che, quando parla, i vescovi americani si schierino generalmente dalla sua parte. Ha invitato i vescovi a difendere i diritti e la dignità degli immigrati e dei rifugiati», ha sottolineato il Wall Street Journal, giornale conservatore. La risposta della Chiesa americana non si è fatta attendere; così si è rivolta alla Corte Suprema degli Stati Uniti contro le politiche dell’immigrazione dell’attuale amministrazione.
«Trump sembra ritenere che, essendo il papa statunitense, debba in qualche modo rispondere ai suoi diktat. È un ragionamento semplicistico, che non tiene conto del fatto che il potere non è solo verticale, ma è fatto di equilibri, relazioni, dimensioni simboliche e universali», ha detto il professor Pasquale Annicchino a Formiche.
La pubblicazione della foto realizzata con l’intelligenza artificiale in cui Trump sembra Gesù Cristo sembra aver segnato un punto di svolta (in negativo) anche per i cattolici più favorevoli al governo statunitense. Si è infuriato persino Rod Dreher, uno scrittore conservatore che ha partecipato al battesimo cattolico di Vance prima che entrasse in politica (Vance si è convertito nel 2019 e adesso dà lezioni di teologia al Papa): «Non sto dicendo che Trump sia l’Anticristo», ha detto al Wall Street Journal. «Ma sta irradiando lo spirito dell’Anticristo». Trattare Papa Leone come un opinionista televisivo progressista potrebbe essere un errore esiziale per Trump. Uno dei tanti, a dire il vero.
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