Minneapolis è una palestra per i muscoli di “The Donald”

Così la città del Minnesota è divenuta il laboratorio politico dell'autoritarismo trumpiano

Renzo GuoloRenzo Guolo
(foto Epa)
(foto Epa)

No, quello che abbiamo davanti agli occhi non è Fargo. Non è il Minnesota immortalato dai fratelli Cohen, teatro di una commedia – tragedia che, alla fine, trova una soluzione all’irrompere della banalità del male. E non perché l’innevato Stato nordamericano sia, nella realtà, meno glaciale di quello mostrato dalla surreale fiction. Ma perché, suo malgrado e fuor di pellicola, Minneapolis è divenuta il laboratorio politico dell'autoritarismo trumpiano. Assumendo il volto del luogo-simbolo della grande crisi della democrazia americana e della guerra culturale che la polarizza e la lacera.

Da settimane la città è occupata dagli uomini delle polizie federali, Ice e Border Patrol che, su ordine della Casa Bianca, si danno alla caccia di immigrati irregolari con modalità che fanno strame dello stato di diritto e delle garanzie costituzionali di cittadini e residenti . Azioni a volto coperto, irruzioni domiciliari senza mandato , trasferimenti in unità concentrazionarie sottratte a normale giurisdizione, fermo di bambini, polizia e magistratura locale escluse dalle loro funzioni di indagine e controllo della legalità.

L’Unione europea ha le carte per trattare con Trump
Giancarlo CoròGiancarlo Corò
Ursula von der Leyen (foto Epa)

Certo, la lotta all’immigrazione è centrale nel programma trumpiano e nell’ideologia Maga: ma l’esecutivo la pratica in questa modalità solo negli Stati e nei centri urbani governati dai democratici. L’opposizione viene accusata non solo di aver tollerato, oppure incoraggiato il fenomeno migratorio, ma anche di impedire che il problema venga risolto da Donald Trump. Rappresentazione che trova terreno fertile non solo nell’America bianca suprematista, ma anche in quella, assai più vasta, dei molti sconfitti della globalizzazione: ostile antropologicamente, prima ancora che programmaticamente, agli orientamenti delle élite costiere, ritenute cosmopolite, favorevoli al meticciato e , ovviamente, ai dem.

Minneapolis è una palestra perfetta per la muscolare esibizione politica di The Donald. Il governatore dello Stato e il sindaco sono, appunto, democratici. E in città è scoppiato uno scandalo legato a un uso non regolare delle risorse del welfare locale da parte della vasta comunità somala. Il tutto in un contesto in cui si è creato un movimento di resistenza, e di denuncia, verso il violento operato dell’Ice. Un concentrato di opportunità per i poco concilianti ideologi Maga: nemici politici, immigrati di colore che fanno un uso improprio delle risorse pubbliche, “sovversivi” radicali che ostacolano le operazioni.

A pochi mesi dalle elezioni di midterm, che potrebbero trasformare il presidente in “anatra zoppa”, privandolo quanto meno del controllo della Camera, non poteva esserci scenario migliore per testare il progetto autoritario della rivoluzione conservatrice a stelle e strisce e chiamare a raccolta i dubbiosi. Creare il caso e il caos: da qui la mano libera a forze di polizia divenute, per copertura politica e arruolamento, vere e proprie milizie ideologiche e spregiudicate al servizio di Trump.

La brutale uccisione a sangue freddo di Alex Pretti, così come prima di Renée Good, e la scelta della Casa Bianca di garantire l’immunità ai loro esecutori, non fa che rendere palese la torsione imposta dallo stato di eccezione trumpiano alla democrazia americana.

Riproduzione riservata © il Nord Est