Il tempo stringe più per Trump che per l’Iran
Gli Usa tornano a colpire, l’obiettivo è impedire il consolidamento del controllo di Teheran su Hormuz. Ma non possono permettersi la ripresa su larga scala del conflitto

Gli Usa tornano a colpire l’Iran, che reagisce attaccando le loro basi in Giordania, Emirati e Qatar. L’obiettivo è impedire il consolidamento del controllo iraniano su Hormuz. Prospettiva che Trump non può digerire perché certificherebbe la sua sconfitta politica nella guerra. In realtà, al di là dei roboanti video generati dall’AI, quelle americane paiono operazioni limitate, destinate a mutare solo parzialmente la situazione sul terreno .
Gli Stati Uniti, infatti, non possono permettersi la ripresa su vasta scala del conflitto, pena, secondo quanto riferito dai vertici delle forze armate al Segretario alla Guerra Hegseth, il depauperamento delle residue risorse indispensabili per far fronte a altri scenari di crisi.
Impossibilitata a procedere altrimenti, anche per evitare fratture più profonde con i sempre più inquieti alleati del Golfo, bersaglio degli attacchi iraniani, la Casa Bianca ha così virato sullo “ strangolamento economico” . Un piano, quello del Segretario al Tesoro Bessent, che presuppone vengano colpiti anche i paesi che hanno scambi con Teheran. Efficace solo se praticato anche da Russia e Cina.
Ma se anche la Russia , che con Putin ha ieri ribadito a Pezeshkian la solidarietà di Mosca a Teheran, fosse tentata dal barattare il suo sostegno all’Iran , ponendo fine alla condivisione di informazioni e a quella “ rotta del Caspio” che attenua il blocco americano del Golfo, in cambio di una decisiva pressione Usa sull’Ucraina e gli alleati europei mirata a indurre Kiev a rinunciare all’intero Donbass , il nodo resterebbe la Cina. Pechino importa l’80% del greggio iraniano: difficile consenta al suo principale competitore strategico di condizionare le proprie scelte politiche ed economiche.
Non solo perché la Città Proibita dispone di un’arma letale, il possibile blocco delle terre rare, indispensabili per lo sviluppo delle tecnologie Usa, ma anche perché il logoramento delle forze Usa nel pantano iraniano consente al Dragone cinese di allontanare nel tempo lo scontro strategico nel Pacifico con l’Aquila americana.
Vi è, poi, un’altra controindicazione. Washington ammette che tali misure, più che a forzare gli iraniani a liberarsi del regime, sono dirette a far “ rinsavire” i suoi dirigenti, costringendoli a sedersi al tavolo delle trattative in modo più “ collaborativo”.
Una simile strategia può riuscire solo in tempi lunghi. E Trump, giunto al potere con una linea neoisolazionista come quella MAGA e poi avventuratosi su vecchie , bellicose, strade , non ha un simile orizzonte . Tra nove settimane potrebbe essere un' "anatra zoppa”. Così , mentre a Teheran punta a resistere un giorno in più del fatidico 3 novembre, all’inquilino della Casa Bianca non resta che magnificare il controllo del petrolio venezuelano in chiave antiflattiva.
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