Tajani a fine corsa: Forza Italia alla ricerca del ricambio

Marina Berlusconi spiega che è l’ora di una fase nuova. Occhiuto ha detto che non si candiderà segretario

David AllegrantiDavid Allegranti
Antonio Tajani
Antonio Tajani

La data di scadenza di Antonio Tajani, leader di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio, si sta avvicinando. Dopo Pier Silvio Berlusconi («Tajani è bravissimo... ma ci vuole anche altro, nel senso di apertura, di visione del futuro», disse l’anno scorso) adesso tocca alla sorella Marina spiegare elegantemente che per gli italo-forzuti è giunta l’ora delle decisioni irrevocabili: «Penso che a Tajani noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo», ha detto al Corriere della sera. Epperò, ha precisato la presidente di Fininvest, «adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro. Sono certa che il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui».

La risposta di Tajani come al solito non si è fatta attendere; il leader di Forza Italia ha spiegato, come in altre circostanze, che il rinnovamento è in corso, che ci sono e ci saranno congressi locali fino ad arrivare a quello nazionale in tempo per le elezioni politiche del 2027. Tajani invita chi ha idee diverse da lui a sfidarlo. Gli aspiranti successori già ci sono, come Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, visto con simpatia dalla famiglia del defunto Cavaliere, che auspica un cambio di passo per Forza Italia; Occhiuto ha precisato di recente che non si candiderà segretario, ma ha tempo per cambiare idea (ammesso che la smentita non sia soltanto una posa tattica).

Forza Italia un tempo non era scalabile dal basso perché c’era Silvio Berlusconi e quindi nessuno osava mettere in discussione la leadership del demiurgo del centrodestra; ora invece si scopre che è scalabile dall’alto perché i figli di Berlusconi hanno stabilito che Tajani si deve fare da parte.

La nuova fase e la vecchia fase di Forza Italia hanno in comune un elemento: l’assenza di una vera rivalità politica interna. I giovani di Forza Italia non hanno mai voluto prendere il potere perché il parricidio politico - ovvero la rottamazione dei padri e dei capi - non è mai stata contemplato. Ai tempi c’era il Presidente, amichevolmente chiamato da tutti «il Pres.», e stop. La politica tuttavia è naturale competizione per il potere. Gli ex volti nuovi di Forza Italia nel frattempo sono invecchiati, quelli troppo nuovi non hanno spazi politici adeguati. Non li hanno mai cercati, non sono culturalmente attrezzati a contestare lo status quo. E lo svecchiamento di un partito non si fa dall’alto. A Forza Italia sono sempre mancati i Matteo Renzi, anzi a un certo punto è mancato proprio Matteo Renzi. Quello di un tempo, beninteso, non quello di oggi che milita regolarmente nel Campo Largo.

Il recente dialogo con il capo di Azione, Carlo Calenda, potrà servire magari a vincere qualche tornata amministrativa, ma non cambierà la sostanza del problema indicato dai Berlusconi, che sognano una Forza Italia in doppia cifra. Ma forse quell’epoca è strutturalmente finita e la leadership di Tajani c’entra poco. 

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