L’Italia apre il cuneo tra Merz e Macron

Di fronte al raffreddamento delle relazioni franco-tedesche la Germania trova nuove sintonie con l’Italia

Renzo GuoloRenzo Guolo
Friedrich Merz
Friedrich Merz

Al vertice europeo che si terrà al castello di Alden Biese, l’Unione è intenzionata a incoraggiare le cooperazioni rafforzate tra stati membri, che dovrebbero farla marciare, senza paralizzanti veti, su questioni ormai dirimenti come la sicurezza, l’intelligenza artificiale, il mercato unico. Inevitabilmente, si parlerà anche della complessa, e barocca, architettura istituzionale europea, fondata su tre pilastri: la Commissione, il Consiglio - che riunisce i capi di stato e di governo -, il Parlamento, eletto a suffragio universale.

Tutti organi determinati a esercitare le proprie prerogative. E proprio un voto del Parlamento sul Mercosur, tenacemente voluto da von der Leyen e dal cancelliere tedesco Merz, rinviato alla Corte di giustizia europea per un parere legale, riporta alla ribalta l’annosa questione del “chi decide cosa”.

Uno scontro, quello sull’intesa commerciale con il Sudamerica, che ha fatto fibrillare lo storico rapporto privilegiato tra Germania e Francia: o quanto meno, quello mai troppo caldo tra Merz e Macron.

I tedeschi non hanno digerito la posizione francese, ostile al Mercosur, che amplifica le crescenti divergenze tra Parigi e Berlino. La Francia non vuole un’Unione che abdichi alla “preferenza europea”, che rinunci a tutelare la produzione del Vecchio Continente in settori come la difesa, l’acciaio, l’auto. Per l’Eliseo il mutamento internazionale in corso, ritenuto non reversibile, impone scelte forti: a partire dalla riduzione della dipendenza strategica dagli Usa.

Una strada che, come ha già evidenziato Mario Draghi, non ha solo costi politici ma esige anche investimenti da finanziare con il debito comune. La Germania, invece, è ancora favorevole a una versione sia pur ridotta della globalizzazione: i mercati, dunque, devono rimanere aperti. Berlino, inoltre, è diffidente verso il debito condiviso. Soprattutto, ritiene che a breve non ci si possa allontanare dall’America, dalla quale l’Europa continua a dipendere per la propria difesa.

Di fronte al raffreddamento delle relazioni franco-tedesche, testimoniato anche dalla sussurrata fine del caccia franco-tedesco FCAS, la Germania trova nuove sintonie con l’Italia, come evidenziato anche dal vertice romano di gennaio tra i rispettivi capi di governo. Vicinanza ribadita dalla scelta di convocare, su comune impulso, un pre-vertice a Alden Biese in cui sostenere un maggiore potere degli stati nei meccanismi decisionali.

Incontro che la Francia vorrebbe snobbare, anche per non dare troppo riconoscimento al ruolo che, così, il leader tedesco attribuisce a Giorgia Meloni. Uno sviluppo favorito anche dalla debolezza politica di Macron: la fine del suo mandato non è lontana e la Francia ha un governo di minoranza in balia di contingenti e diverse maggioranze parlamentari.

A sua volta, l’asse con la Germania permette all’Italia di allargare il cuneo nelle relazioni franco-tedesche, ed evitare che l’Unione si allontani da Trump, consentendo a Roma di continuare a non scegliere tra le due sponde dell’Atlantico. Sino quando questa politica potrà essere praticata, e con che riflessi, nazionali e internazionali, è l’interrogativo. —

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