La sfida Usa-Europa sulla moneta digitale

A Strasburgo il Parlamento Europeo, votando due risoluzioni, ha dato una forte indicazione politica a favore della nascita dell’euro digitale

Francesco MorosiniFrancesco Morosini

A Strasburgo il Parlamento Europeo, audita la presidente della Bce Lagarde, ha approvato a maggioranza sia la revisione delle politiche dell’Eurotower sia le raccomandazioni per il 2026. È un momento importante di vita istituzionale; ma pure di individuazione di scenari che potrebbero emergere relativi alla situazione economica e, quindi, alle possibili scelte future di politica monetaria.

Inoltre l’Aula votando due risoluzioni ha dato una forte indicazione politica a favore della nascita dell’euro digitale. Pertanto a Strasburgo, come ha voluto riconoscere e mettere in evidenza la presidente Lagarde, si sono affrontate questioni di rilievo. Merita notare che il consenso sui temi affrontati è stato maggioritario ma bipartisan. Il primo di essi è di ordine istituzionale.

Riguarda il riconoscimento politico/parlamentare dell’autonomia della Bce in ambito di politica monetaria. Va sottolineato che la separazione tra decisione monetaria e politica è particolarmente necessaria in Eurozona (Ume) e in Unione Europea (Ue), in quanto entrambe espressione di Trattati decisi da Stati sovrani. Infatti, se la Banca Centrale fosse condizionabile da alcuni di essi allora l’effetto sistemico sarebbe esplosivo.

Certo, alla fondazione dell’Ume la filosofia monetaria di Maastricht fu costruita con elementi prima costitutivi del marco. Insomma, si ebbe un necessario scambio politico per procedere e di cui è pilastro l’autonomia di Bce. Dopo lo shock da inflazione di fine ‘900 l’idea si diffuse in Occidente. Viceversa ora è in crisi a partire dagli Usa. Lo ricorda la Lagarde che per questo ringrazia il Parlamento Europeo per difenderla tuttora.

Nel farlo sottolinea il dovere dell’Eurotower di rendicontare Strasburgo a partire dalla Relazione annuale. Perché è la responsabilità democratica di un’Autorità monetaria cui Francoforte tiene particolarmente. Che, se tradotta in termini di doveri di politica monetaria, porta alla tutela della stabilità dei prezzi. La cui difesa peraltro oggi supera il fatto istituzionale aggiungendovi a sostegno ragioni geopolitiche e geoeconomiche.

Il timore è che l’incertezza internazionale porti inflazione. Di qui il richiamo di entrambe le istituzioni alla stabilità dei prezzi come «condizione necessaria» (così la Lagarde) alla tenuta dell’economia. La prudenza sul taglio dei tassi ne è la conseguenza. Sottotraccia c’è pure l’idea che l’apprezzarsi dell’euro sul dollaro, la valuta d’acquisto delle materie prime, le renda meno care a vantaggio della competitività.

Infine il Parlamento Europeo ha aperto alla e-money pubblica europea. L’Eurotower apprezza perché teme che in sua assenza la crescente dematerializzazione dei pagamenti colpisca la sua capacità di governare la moneta. Possibile se l’Eurozona sarà priva con l’e-money di infrastrutture di pagamento autonome. Naturalmente il contante classico resterà; ma ad esso si affiancherà l’euro digitale.

Sul campo si sfidano due filosofie monetarie: quella degli Usa, privatistica e che affida la forza del dollaro al suo essere garante di monete emesse da circuiti finanziari privati (stablecoin); l’altra, l’europea, che proietta nel mondo digitale l’e-moneta pubblica. Per Bce e Parlamento Europeo questa è la sfida decisiva. Fallire sarebbe il goodbye alla sovranità monetaria europea. È una “guerra delle monete” che avrà sorprese. 

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