Stangata sulle bollette, l’inflazione reale ci piega ma poteva andare peggio
Settembre si annuncia “caldo” sul fronte dell’energia: lo annuncia il principale riferimento del prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica nel mercato italiano

Settembre si annuncia “caldo” sul fronte dell’energia. Purtroppo l’inflazione percepita dalle famiglie sarà maggiore di quella individuata dagli indici statistici. Infatti l’aspettativa è di una stangata sulle bollette. Già lo annuncia il principale riferimento del prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica nel mercato italiano. Ossia il Pun Index GME (Prezzo Unico Nazionale Index del Gestore dei Mercati Energetici) che è in rialzo rispetto ai mesi precedenti.
Dipende da fattori interni e internazionali. Anche ambientali se la siccità può incidere su energia da idroelettrico e nucleare. Comunque, restando all’Italia, il gas è il fattore decisivo per determinare il prezzo dell’elettricità. Il sistema si basa su una Borsa elettrica che tratta le offerte dei produttori (di idroelettrico, solare, ecc.) in ordine di prezzo crescente: dalle meno care (rinnovabili, ma dipende da come si calcola) alle più care. La fonte più costosa ma necessaria a garantire l’offerta (calcolata per il giorno dopo) è al momento il gas. Tutti i produttori sono indispensabili per evitare vuoti d’offerta e conseguenti blackout.
Quindi lo sono pure i più costosi. Pertanto determinano il prezzo dell’elettricità. Altrimenti opererebbero antieconomicamente e sarebbero espulsi dal mercato. Un tempo lo erano le rinnovabili, infatti sovvenzionate; ora lo è il gas. Il cui costo si è deciso venga formato nel mercato virtuale/finanziario di Amsterdam. Che, essendo un mercato speculativo, amplifica nel prezzo le tensioni internazionali. Vi sono proposte di modifica: ma al momento nelle bollette le famiglie fanno i conti con l’hub del gas di Amsterdam.
Comunque, la spinta ai prezzi dei beni energetici viene anche dalle guerre. L’Ucraina, che ha sconvolto il mercato europeo del gas (la scelta di Amsterdam è però antecedente) e quella in Medioriente. Qui centrale è Hormuz perché è l’area su cui l’Unione Europea ha puntato per compensare il “vuoto” russo. Per il vero, data la situazione internazionale, coi prezzi poteva andare peggio. Merito dell’Asia, la Cina ma non solo, che ha frenato i prezzi di gas e petrolio bloccandone l’import e ricorrendo massicciamente al carbone. È difficile, data la situazione delle scorte, che possa farlo ancora pur continuando le tensioni internazionali. Per questo il nostro “autunno delle bollette” si presenta difficile in presenza di aspettative di mercato e politiche tuttora cariche di incertezze.
Vale anche al distributore. Certo, le quotazioni di petrolio sono meno peggio del possibile. Nondimeno, i conti si fanno anche sui suoi derivati (benzina, gasolio, ecc.). Qui l’equivalente del Pun Index GME per l’Europa è il CIF MED (Cost, Insurance, and Freight – Mediterranean). La brutta novità è che l’industria di raffinazione, colpita da bombardamenti, è esposta a shock d’offerta con ovvie ricadute sui prezzi. In ragione di ciò Nomisma Energia ha lanciato l’allarme bollette. La politica, chiamata a rispondervi, nel breve ricorrerà a palliativi di finanza pubblica. Nel medio, invece, dovrebbe agire sulla dipendenza italo/europea in materia. Difficile ma necessario.
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