Le Olimpiadi e i sabotaggi negli anni di cristallo

Il parallelismo tra quanto accaduto e le Brigate rosse è un’analisi evocativa per il grande pubblico ma priva di un reale substrato analitico

Valentine LomelliniValentine Lomellini

La decisione della Procura di Bologna di aprire un fascicolo per associazione con finalità di terrorismo e attentato alla sicurezza dei trasporti è una scelta dovuta dato l’atto perpetrato da alcuni ignoti che, nel primo giorno delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, hanno collocato dei dispositivi incendiari nei pozzetti della ferrovia nei pressi di Casal Maggiore, in provincia di Bologna.

Atti che hanno provocato numerosi disagi a passeggeri di tutta Italia, compresi quelli del Veneto. Nessun ferito, nessun morto – per fortuna. Possiamo davvero parlare di terrorismo, allora? Assolutamente sì, per almeno tre ragioni. Gli ordigni avrebbero potenzialmente potuto causare danni a persone, innanzitutto. In seconda battuta, è da considerarsi come atto terroristico anche quello contro le infrastrutture, in grado di arrecare danno anche a “cose”.

La concomitanza dell’evento con l’apertura delle Olimpiadi, infine, orienta gli inquirenti a valutare la posizione di chi vuole boicottare i giochi invernali; un obiettivo troppo lato per essere definito “politico” – condizione essenziale per parlare di terrorismo – ma che potrebbe rientrare nella contestazione legata al mondo anarchico sebbene, ad oggi, manchi qualsiasi rivendicazione.

Siamo di fronte ad una nuova ondata terroristica? Il ministro Nordio non ha mancato di tracciare un parallelo con il fenomeno della Brigate rosse. Anche il ministro Piantedosi ha parlato di «un terrorismo urbano di stampo eversivo», «alla ricerca di ogni pretesto per perseguire l'obiettivo dell’insurrezione».

Un’analisi evocativa per il grande pubblico ma piuttosto priva di un reale substrato analitico. E anche qui possiamo addurre tre ragioni.

In primo luogo, se l’atto di sabotaggio di sabato può essere definito terrorismo, l’origine anarchica è tutta da dimostrare. La matrice sarebbe dettata dall’assonanza con tre attentati anarchici, sventati poco prima delle Olimpiadi in Francia.

Tuttavia, quegli attentati, secondo le dichiarazioni del procuratore nazionale francese per l’antiterrorismo, riguardavano obiettivi molto diversi da quelli degli attacchi italiani: locali vicino ai luoghi dove si svolgevano le Olimpiadi o istituzioni e rappresentanti di Israele a Parigi. Sono quindi difficilmente assimilabili a quelli italiani di sabato.

In secondo luogo, dire anarchico è ben diverso dal dire brigatista. Se nell’immaginario collettivo questi due parole si riferiscono genericamente al mondo dell’eversione di sinistra, va precisato che le Br avevano una struttura organizzativa solida e rigida, diversa da quella dei movimenti anarchici.

Non è una differenza sottile: utilizzando certi paragoni, l’obiettivo è quello di dare un’immagine di un vasto universo della sovversione che si muove a nostra insaputa sotto i nostri piedi. E giungiamo alla terza ragione. Gli anni di piombo si sono caratterizzati per una violenza diffusa e capillare e per l’esistenza di strutture fortemente organizzate, con obiettivi politici precisi. E qui mancano gli uni e gli altri.

Questi non sono anni di piombo, sono anni di cristallo. Se si rompe l’equilibrio di una democrazia che sembra sempre più fragile, è facile che qualcuno si tagli con una scheggia.

Riproduzione riservata © il Nord Est