Se il profitto dà via libera al web più nero
L’equivoco della goliardata cameratesca maschile rimanda a quell’eterno atteggiamento (sbagliato) da bar sport che viene moltiplicato all’ennesima potenza dal lato oscuro del digitale e, nella disincarnazione che vi è collegata, fornisce ai responsabili pure tutta una gamma di puerili e pretestuose “giustificazioni”


Dopo la chiusura – e la migrazione ad altra piattaforma – della ex pagina Facebook «Mia moglie», il nuovo tristissimo affaire online riguarda altri due siti sessisti («Phica.eu» e «Comeup»), con un’ulteriore escalation nello squallore (se mai fosse possibile).
Ad accendere i riflettori sulla vicenda sono state le denunce di alcune politiche che si sono ritrovate – come già altre donne nel caso del portale di mariti infedeli e altri voyeur – all’interno di queste piattaforme, scoperchiando così l’ennesimo vaso di Pandora su un malcostume (o, per meglio dire, un male) oscuro e profondo.
Un grumo nero antropologicamente radicato; e, del resto, come aveva osservato Sigmund Freud, la civiltà (fatta anche, opportunamente, di tabù) costituisce una patina molto sottile applicata su un comportamento umano ancestrale, che malauguratamente può venire spazzata via in modo rapido (e non solo da una catastrofe epocale quale una guerra, basta meno, per l’appunto).
L’equivoco della goliardata cameratesca maschile rimanda a quell’eterno atteggiamento (sbagliato) da bar sport che viene moltiplicato all’ennesima potenza dal lato oscuro del digitale, e nella disincarnazione che vi è collegata fornisce ai responsabili pure tutta una gamma di puerili e pretestuose “giustificazioni”.
Come se scrivere certe frasi oscene e fare commenti intollerabili – che configurano una sorta di «banalità dello stupro», come è stato dichiarato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza – fosse un peccatuccio veniale nel momento in cui prende la forma di un post; e dire che la dimensione strutturalmente inseparabile del reale e del “virtuale” della nostra condizione onlife dovrebbe, invece, essere oggi chiara e palese.
Proprio la digitalizzazione offre una serie di possibili chiavi interpretative di una situazione che, sul piano morale, richiede solo severità e condanna – e, laddove le normative lo permettano, anche punizioni. Ma proprio i nodi della prevenzione, per un verso, e della repressione, per l’altro, si rivelano problematici. A partire dalla possibilità di oscurare questi portali che, sovente, vengono gestiti da oltre confine.
E, per giunta, in vari casi non dall’interno di un solo Stato estero, ma da reti di computer che operano da nazioni diverse. Ne deriva il problema di molteplici legislazioni fra loro differenti, alcune delle quali non sanzionano, non riconoscendoli come tali, queste fattispecie di reati informatici.
A quel punto, si apre l’ulteriore questione dell’esistenza o meno di rapporti bilaterali con il nostro Paese che consentano alla magistratura di presentare istanze ai colleghi stranieri. In un campo nel quale a dettare le (pseudo)regole – come in tanti altri settori – è esclusivamente un fattore: la legge del profitto.
Le piattaforme hanno bisogno di massimizzare i contatti e qualunque forma di traffico per incrementare i guadagni: sono imprese e non charities filantropiche.
E lo sfruttamento dei basic istincts e del peggio dell’animo degli utenti rappresenta un’infallibile forma di valorizzazione economica dei “contenuti”. Così, se dopo i contatti con la Polizia postale italiana Meta ha deciso di chiudere il profilo di «Mia moglie» (che, nel frattempo, è almeno in parte migrata verso lidi digitali compiacenti, continuando la sua abietta e meschina attività), la medesima corporation high-tech, insieme a varie altre, ha cambiato la sua policy di fact-checking, riducendo il numero di supervisori umani e affidandosi sempre di più all’AI.
Occasione per risparmiare, diminuendo la possibilità di un controllo serio ed efficace dal momento che, come noto, l’algoritmo in materia non è così intelligente: nel passato censurava alla stregua di un’immagine pornografica la «Venere italica» del Canova, consentendo al contempo a pagine estremiste, violente e suprematiste di fare proselitismo.
E si tratta di un fenomeno destinato ad allargarsi, perché questo cambio di rotta presentato in termini di efficientamento è, naturalmente, anche una scelta ossequiosa nei confronti delle richieste di Donald Trump, spacciate come un elogio della libertà d’espressione.
Non diversamente da quanto rivendicano i maniaci, i pornografi e i voyeurs fedifraghi che alimentano questi forum sessisti.
L’algoritmo non diventa etico da solo: servirebbe la politica che, nel migliore dei casi, è distratta e arriva sempre troppo tardi.
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