Evasione record: siamo sempre un Paese di furbetti

Il 56 per cento della popolazione paga a malapena l’8 per cento dell’Irpef: lo scenario contrasta in modo stridente con una serie di evidenze sotto gli occhi di tutti

Francesco JoriFrancesco Jori
Una verifica da parte della Finanza
Una verifica da parte della Finanza

Anche gli evasori piangano. Nella mesta liturgia del “Fisco delle lacrime”, tra poveri da tartassare e ricchi da castigare, gli officianti trascurano una categoria strategica: quella di chi le tasse non le paga proprio, o lo fa con drastiche autoriduzioni; pressoché certa di rimanere impunita.

È sacrosanto il severo richiamo che ci ha appena rivolto l’Europa sull’eccesso di pressione fiscale sul lavoro; ma ancor più salutare sarebbe mettere mano a un prelievo capace di prosciugare le sacche dei troppi “furbetti del quartierino” che campano alla grande su un’evasione sistematica, per giunta piangendo il morto.

I numeri relativi alle denunce dei redditi 2024 (fonte Agenzia delle entrate) non lasciano spazio ad equivoci. Dodici milioni di italiani dichiarano di vivere con redditi annui da zero a 7.500 euro, con un’entrata media di 300 euro lordi al mese; altri 11 milioni dicono di campare con meno di 1. 000 euro lordi, altri 7 con meno di 1.500.

Oltre 4 italiani su 10 segnalano di non avere redditi, e di vivere a carico di qualcun altro o della collettività, senza pagare tasse né contributi. E anche tra chi ne versa, 30 milioni di persone con reddito annuo fino a 29 mila euro risultano beneficiarie delle tante agevolazioni fiscali disposte dai vari governi. Nel complesso, il 56 per cento della popolazione paga a malapena l’8 per cento dell’Irpef, e campa in media con un migliaio di euro lordi al mese.

Questo stando a quanto dichiarano lorsignori: rendendo l’immagine di un Paese di accattoni, che tira a campare. È uno scenario che peraltro contrasta in modo stridente con una serie di evidenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Senza andare sui consumi di lusso, l’Italia è tra i primi due Paesi in Europa per possesso di smartphone e contratti di telefonia mobile (80 milioni di sim); è seconda per interventi (costosi) di chirurgia estetica; è ai primi posti per spese in giochi d’azzardo (150 miliardi l’anno).

In compenso, è prima nella classifica Ocse relativa all’evasione fiscale e contributiva. Ammonta ad oltre 100 miliardi di euro, la quota di soldi sottratti allo Stato; in compenso, chi se li tiene per sé usufruisce, gratis o quasi, di tutti i servizi pubblici; a partire da sanità, scuola, trasporti.

È un’autentica vergogna per un Paese che già arranca di suo, con un debito pubblico di oltre tremila miliardi di euro, tra i più alti al mondo; e una pressione fiscale (43 per cento) tra le più asfissianti, mentre il Pil è sostanzialmente fermo.

Da vent’anni la crescita è tra le più stentate al mondo: solo 8 Paesi fanno peggio di noi (tipo Sudan e Venezuela). Una corposa flebo da 500 miliardi (il 20 per cento del pil) tra Pnrr e bonus vari si sta rivelando una mera aspirina.

Ma a fronte di tutto questo il fisco continua a ispirarsi al principio “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”, premiando i furbi e castigando i fessi: la Corte dei Conti segnala che solo il 17 per cento dell’evasione scoperta viene recuperata. Evadete fratres, sarete assolti; senza neppure dover recitare la penitenza.

 

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