Evasione record: siamo sempre un Paese di furbetti
Il 56 per cento della popolazione paga a malapena l’8 per cento dell’Irpef: lo scenario contrasta in modo stridente con una serie di evidenze sotto gli occhi di tutti

Anche gli evasori piangano. Nella mesta liturgia del “Fisco delle lacrime”, tra poveri da tartassare e ricchi da castigare, gli officianti trascurano una categoria strategica: quella di chi le tasse non le paga proprio, o lo fa con drastiche autoriduzioni; pressoché certa di rimanere impunita.
È sacrosanto il severo richiamo che ci ha appena rivolto l’Europa sull’eccesso di pressione fiscale sul lavoro; ma ancor più salutare sarebbe mettere mano a un prelievo capace di prosciugare le sacche dei troppi “furbetti del quartierino” che campano alla grande su un’evasione sistematica, per giunta piangendo il morto.
I numeri relativi alle denunce dei redditi 2024 (fonte Agenzia delle entrate) non lasciano spazio ad equivoci. Dodici milioni di italiani dichiarano di vivere con redditi annui da zero a 7.500 euro, con un’entrata media di 300 euro lordi al mese; altri 11 milioni dicono di campare con meno di 1. 000 euro lordi, altri 7 con meno di 1.500.
Oltre 4 italiani su 10 segnalano di non avere redditi, e di vivere a carico di qualcun altro o della collettività, senza pagare tasse né contributi. E anche tra chi ne versa, 30 milioni di persone con reddito annuo fino a 29 mila euro risultano beneficiarie delle tante agevolazioni fiscali disposte dai vari governi. Nel complesso, il 56 per cento della popolazione paga a malapena l’8 per cento dell’Irpef, e campa in media con un migliaio di euro lordi al mese.
Questo stando a quanto dichiarano lorsignori: rendendo l’immagine di un Paese di accattoni, che tira a campare. È uno scenario che peraltro contrasta in modo stridente con una serie di evidenze che sono sotto gli occhi di tutti.
Senza andare sui consumi di lusso, l’Italia è tra i primi due Paesi in Europa per possesso di smartphone e contratti di telefonia mobile (80 milioni di sim); è seconda per interventi (costosi) di chirurgia estetica; è ai primi posti per spese in giochi d’azzardo (150 miliardi l’anno).
In compenso, è prima nella classifica Ocse relativa all’evasione fiscale e contributiva. Ammonta ad oltre 100 miliardi di euro, la quota di soldi sottratti allo Stato; in compenso, chi se li tiene per sé usufruisce, gratis o quasi, di tutti i servizi pubblici; a partire da sanità, scuola, trasporti.
È un’autentica vergogna per un Paese che già arranca di suo, con un debito pubblico di oltre tremila miliardi di euro, tra i più alti al mondo; e una pressione fiscale (43 per cento) tra le più asfissianti, mentre il Pil è sostanzialmente fermo.
Da vent’anni la crescita è tra le più stentate al mondo: solo 8 Paesi fanno peggio di noi (tipo Sudan e Venezuela). Una corposa flebo da 500 miliardi (il 20 per cento del pil) tra Pnrr e bonus vari si sta rivelando una mera aspirina.
Ma a fronte di tutto questo il fisco continua a ispirarsi al principio “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”, premiando i furbi e castigando i fessi: la Corte dei Conti segnala che solo il 17 per cento dell’evasione scoperta viene recuperata. Evadete fratres, sarete assolti; senza neppure dover recitare la penitenza.
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