Salvini nella morsa dell’asse del Nord

Salvini sa che se vuole arginare l’emorragia verso Futuro Nazionale deve usare la sola arma che ha in casa: candidare alle politiche i due cavalli di razza delle ricche scuderie venete e friul-giuliane

Carlo BertiniCarlo Bertini
Luca Zaia e Roberto Fedriga
Luca Zaia e Roberto Fedriga

Ci mancava il Financial Times a mettere di cattivo umore il Capitano, afflitto dall’accerchiamento del Generale che ormai spopola pure nei santuari del giornalismo internazionale. Non bastava quel numero shock sfornato da Swg lunedì, il 5,3% pari tra Lega e Futuro nazionale, uno smacco. No.

Il giorno dopo, a certificare il temutissimo sorpasso è Youtrend, con uno zero virgola che pesa più di uno schiaffo. E quindi ora Matteo Salvini sa che deve sbrigarsi a rattoppare la falla. A dire il vero lo sa da quando l’ex parà già di stanza all’ambasciata di Mosca, è sceso dal taxi con il mantello verde di europarlamentare per andarsi a confezionare un partito su misura, passato in due mesi dal 3 al 6 per cento: un trend che ricorda i 5 stelle di Grillo per un movimento che «sottrae voti alla Lega e a Fratelli d’Italia», nota il FT, divenuto «decisamente un problema per la coalizione di centrodestra in Italia».

Ma prima ancora lo è per il Carroccio e per la segreteria di Salvini, consapevole che a questo giro rischia di perdere l’uno e l’altra. E sono già un segnale gli endorsement per “Matteo candidato sindaco” spuntati a Milano.

Allora che fare? L’unica cosa possibile: abbracciare Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, titolari di un bacino di voti indispensabili per salvare la baracca. I due portano acqua al mulino del Carroccio da anni, il primo aumenta i consensi un lustro dopo l’altro, pure se non candidato a presidente di Regione. Quindi Salvini sa che se vuole arginare l’emorragia verso FN deve usare la sola arma che ha in casa: candidare alle politiche i due cavalli di razza delle ricche scuderie venete e friul-giuliane.

I due però vendono cara la pelle, non si accontentano di far parte di un direttorio mischiati a una dozzina di mezzi busti per fare da parafulmine al leader. Tanto che il bis del Consiglio federale che doveva svolgersi mercoledì per decidere le nomine è rinviato: la coppia magica del Nordest non solo vuole vedere moneta, come si dice, ma vuole assicurarsi che sia di metallo pregiato.

Il prezzo richiesto al Capitano per una doppia candidatura porta voti è semplice: accettare di riportare la barra a dritta su Autonomia e partite Iva, insieme alla nomina di un vicesegretario del Nord che abbia margini di manovra ben oltre i confini regionali e una ampia visibilità sui media, per evitare che la Lega (secondo i conti che fanno in aula i peones) passi da 60 a 15 eletti, ovvero da 8 a 2 deputati in Veneto, da 4 a 1 in Fvg, al netto di un eventuale premio di maggioranza.

Chi dovrebbe essere designato tra i due al ruolo di vicario con pieni poteri? Massimiliano Fedriga, perché al Doge garba poco occuparsi del partito e non da oggi, sentendosi più versato a dirigere i giochi in alto loco che non a mediare liti tra comari.

Se Salvini accettasse, avrebbe infatti una grana enorme da risolvere: far ingoiare il rospo al potente vicesegretario Claudio Durigon (di origini venete, ma di accento laziale) e alla sua Lega del Sud, che si sentirebbe confinata nel ruolo di bad company. Con la certezza di una fuggi fuggi nel recinto di Vannacci nella speranza di elemosinare un seggio. Un rebus di difficile soluzione per il segretario, a fronte di un timer spietato e di una premier preoccupata, che richiedono entrambi una risposta rapida e senza più indugi.

 

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