Riforma del mercato unico europeo: ecco le sei misure varate da Bruxelles

Un passaggio potenzialmente rivoluzionario, che punta a far crescere le imprese e ridurre la dipendenza dagli universi terzi

Marco ZatterinMarco Zatterin
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen

A Bruxelles si fanno anche cose buone. Agitati dalle tensioni su come affrontare la guerra in Iran e la crisi energetica che ne seguirà - ma anche dalle bizze euroscettiche dell’ungherese Orbán che gioca contro l’Ucraina - i leader Ue si sono votati giovedì notte a riformare in dodici mesi il grande mercato unico comunitario.

È un passaggio potenzialmente rivoluzionario, organizzato su sei blocchi di misure mirati a facilitare la crescita delle imprese, rafforzare la competitività del sistema e ridurre la dipendenza dagli universi terzi. Esso rappresenta la via pragmatica contro le incertezze in cui il Continente è ammantato. «Un gran passo avanti - commenta a caldo Enrico Letta, autore del piano di ristrutturazione della casa dei Ventisette - ; adesso, per diventare adulta, l’Europa ha bisogno di procedure speciali».

Il conto della guerra sarà salato, ancora qualche giorno di incertezza petrolifera e la recessione si manifesterà netta e inevitabile. La guerra scatenata da Trump e Netanyahu produce pesanti conseguenze globali dalle quali l’Europa non sarà esente. Pagheremo gli effetti del petrolio alle stelle, disgrazia che colpisce l’Unione mentre stava cercando, non senza fatica, di sanare le schizofrenie politiche interne, serrare i ranghi e reagire al nefasto schema di controllo bipolare sognato da Washington e avallato da Pechino.

Ora il quadro si è ulteriormente offuscato. L’unica reazione virtuosa possibile consiste nel lavorare su due forni: il primo, ricco di ostacoli e spine, deve spingere a cercare un’armonia minima sulle relazioni esterne e la gestione della Sicurezza, dunque della difesa; il secondo punta al rafforzamento del mercato interno perché, dice Letta, «solo integrandoci possiamo salire di scala ed essere competitivi».

La mossa dell’altra notte non è stata registrata dai telegiornali, tuttavia è scritta e (nei limiti) vincolante. I leader dell'UE vogliono rimuovere le barriere interne al mercato comunitario entro marzo 2027, consapevoli che la frammentazione comporti oneri significativi (644 miliardi di qui al 2032) e penalizzi la competitività in settori come energia, Tlc e finanza. Per questo, hanno delineato sei orientamenti da definire entro l’anno. Nell’ordine: un 28º regime per il diritto societario, con la possibilità di avviare una start-up in meno di 48 ore al costo massimo di 100 euro; un sistema unificato e volontario di “e-dichiarazione” per i servizi transfrontalieri; riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali; lancio del portafoglio elettronico aziendale unico per il dialogo fra imprese e con l’amministrazione pubblica; rafforzamento delle salvaguardie per la vendita dei prodotti; omogeneizzazione dei requisiti di etichettatura e confezionamento.

«Siamo in emergenza», avverte Letta. Pertanto, «occorrono le procedure accelerate che furono usate durante il Covid». Quali? «Andrebbe istituita una commissione speciale dell’Europarlamento e si dovrebbero definire tempi ipercontingentati per arrivare alle intese necessarie. Dal lato dei governi, dovrebbero guidare direttamente i leader senza delegare ai Consigli di settore che di solito sono sabbie mobili». La stagione impone senso di urgenza e consapevolezza per evitare «un declino annunciato». La Commissione presenterà a giorni l’agenda delle norme da formalizzare di qui a fine 2027. Il tempo stringe. E non ci vuole Seneca per ricordare che i mesi consumati non si potranno sostituire.

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