Il menu europeo per digerire anche la guerra
Con tre guerre alle porte e la minaccia di una recessione globale in arrivo la strategia è rispondere coi fatti e accelerare i processi virtuosi: la proposta invita le capitali a definire nel più breve tempo possibile un nuovo regime societario comune

Nel bel mezzo della Epica furia di Trump e Netanyahu, con tre guerre alle porte e la minaccia di una recessione globale in arrivo, l’Europa prova a guardare avanti e a reagire alle crisi che la circondano puntando sulle aziende di qualità e i talenti tecnologici, genere non latente dalle nostre parti, per quanto troppo spesso sottovalutato.
La strategia è rispondere coi fatti e accelerare i processi virtuosi. La proposta arrivata ieri invita le capitali a definire nel più breve tempo possibile un nuovo regime societario comune, “il ventottesimo”, rivolto alle start-up e agli attori tecnologici. L’obiettivo è consentire la creazione di un’impresa in meno di 48 ore, da qualsiasi luogo dell’Unione, operando online e spendendo un massimo di cento euro.
Come proposto dai rapporti Draghi e Letta, è un passaggio sulla via della competitività per aggirare l’ostacolo delle 60 diverse forme giuridiche di continente frammentato. Servono regole snelle e uguali per tutti. Perché i conflitti passeranno e sarebbe un errore utilizzarli come alibi o pretesto per non aver fatto nulla.
Certo non sarà semplice. Il vertice dei capi di Stato e di governo che si apre oggi a Bruxelles è stato convocato per dare la scossa ai piani di rafforzamento del mercato unico, mossa ritenuta inevitabile per risvegliare la congiuntura europea. Il menu finirà invece ostaggio delle ostilità in Iran e delle loro conseguenze, portata indigesta che si somma alle tensioni nella gestione dell’aggressione russa all’Ucraina: è un doppio grave malanno che trova un denominatore comune nell’aumento dei costi dell’energia che può mettere in ginocchio l’economia.
Le divisioni politiche e i nazionalismi foraggiati dal cortotermismo hanno ogni possibilità di gonfiare il fumo e tralasciare l’arrosto, soprattutto perché i sovranisti sono privi di remore quando si tratta di puntare il dito contro l’Unione, per farne il capo espiatorio dei guai che non si è saputo, o voluto, risolvere.
Al contrario, il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa intende mettere tutti davanti alle proprie responsabilità. Il portoghese chiederà compattezza sulla politica estera e tenterà un compromesso per imbrigliare l’ungherese Orbán, il Signor No populista disposto a sfasciare l’Europa e vendere l’Ucraina alla Russia pur di vincere le elezioni il 12 aprile (non ci sta riuscendo, dicono i sondaggi). Poi spingerà sull’Agenda per la competitività.
Per questo, chiede che la riforma del mercato interno sia efficace entro il 2027 e il testo per le start up appena varato sia legge entro dicembre. Vorrebbe la certificazione elettronica unica doganale e fiscale per i trasporti prima dell’estate. Auspica una proposta sul riconoscimento delle qualifiche professionali per l’autunno 2026, come pure il “portafoglio digitale aziendale”, strumento con cui un’impresa può firmare documenti e scambiare dati ufficiali con amministrazioni e altre aziende, con pieno valore legale in tutta l’Unione.
Tutto ciò serve a crescere nonostante le guerre e il Pil che flette. Quando si vive una stagione degli inganni universali, nulla è più efficace e rivoluzionario del manutenere la realtà, sempre che si abbia il coraggio di programmare il futuro. Perché, capovolgendo il pensiero di John Maynard Keynes, “nel lungo termine ci sarà un sacco di gente viva” a cui non si può fare a meno di pensare. L’Europa serve a questo. Nella morsa fra Usa e Asia, nessuno stato può farcela da solo.
Riproduzione riservata © il Nord Est



