La fragilità energetica dell’Italia

Nell’immediato c’è poco da fare oltre al sussidiare la domanda, cosa di corto respiro, sperando che la tempesta passi

Francesco MorosiniFrancesco Morosini
Un bombardamento proveniente dall'Iran che ha causato danni alle raffinerie nella zona di Haifa, in Israele
Un bombardamento proveniente dall'Iran che ha causato danni alle raffinerie nella zona di Haifa, in Israele

La guerra tra l’Iran e la coalizione Stati Uniti- Israele i cittadini, anche i meno interessati alle vicende del Medio Oriente, la incontrano alla pompa di benzina. Ciò minaccia d’essere l’annuncio di un’ondata inflattiva. Infatti i prezzi, specie del gasolio, si tramettono lungo tutta la catena merceologica. È sufficiente pensare all’impatto sui trasporti per immaginarne le conseguenze al supermercato.

Non immediate, certo. Ma, anche se la guerra si fermasse ora, è probabile che dopo Pasqua si abbiano ulteriori effetti sui prezzi. Guai poi se, come pare, la guerra prendesse a bersaglio le infrastrutture dell’energia. Perché con i prezzi potrebbero esserci problemi di scarsità. Ne hanno parlato giornali di lingua inglese (Times, Gurdian). Probabilmente sono timori eccessivi. Resta il tema prezzi sul quale il governo ha deciso di agire.

Lo ha fatto con il decreto carburanti il cui obiettivo è di moderare al distributore l’impatto di una guerra dell’energia tra Iran e Israele con noi nel mezzo. L’esecutivo può farlo perché il prezzo del carburante incorpora oltre al costo della materia prima e della sua raffinazione pure, in quota rilevante, parte di prelievo fiscale. Che si manifesta con le accise e l’Iva.

Sono due imposte indirette differenti. Le accise sono imposte indirette che gravano sulla quantità del prodotto (litri, ad esempio) mentre l’Iva “tocca” il valore del prodotto. Ovvio, saperlo consola poco l’automobilista quando fa o il pieno o, più prudentemente dati i tempi, parte di esso. Nondimeno è bene saperlo perché questo peso sul carburante è parte del patto fiscale del Paese, pegno pure dei molti tagli così coperti.

È una misura efficacie? Nell’immediato sollievo ne potrà dare. Però è di breve durata (20 giorni). È una scommessa e una speranza sul prossimo calmarsi delle “fiamme belliche”. Dunque l’obiettivo della misura è dichiarato e, nel breve, inevitabile. Altre misure del Decreto sono il credito d’imposta per autotrasportatori e pesca. È commisurato alla maggiore spesa delle imprese rispetto al prezzo di febbraio e applicato al trimestre seguente.

Ovviamente il ministro del Tesoro e delle Finanze Giorgetti è preoccupato per le misure prese in quanto custode della finanza pubblica. Ovviamente sa bene che nessun governo avrebbe potuto stare inerte dinnanzi all’impatto dei prezzi su beni essenziali per i cittadini/elettori quali sono quelli alla pompa. Come è altrettanto consapevole del prossimo impatto di ciò su tutta la merceologia.

Però ben sa che c’è un altro prezzo da pagare: l’inevitabile riverbero di ciò sul bilancio dello Stato che ne aggraverà la condizione. Naturalmente il ministro ragiona postulando che la situazione resti comunque gestibile. Altrimenti, come è già accaduto nel momento peggiore del Covid, si troverà a ricorrere a misure straordinarie anche coinvolgendo la Bce. Resta la speranza che il fuoco si plachi prima di “minare” l’economia globale. Resta la fragilità energetica del Belpaese che viene da lontano.

Nell’immediato c’è poco da fare oltre al sussidiare la domanda, cosa di corto respiro, con aiuti sperando che la tempesta passi. Ma la vera questione è la fragilità del nostro mix energetico d’offerta. Una vera sfida, oltre l’immediatezza del Decreto, per la politica. 

 

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