La suggestione contagiosa dei politici incredibili

Nel mondo sembrano avere sempre più consenso i leader che si presentano con proposte alquanto bizzarre. Ultimo esempio la promessa di Trump di dare 5 mila dollari agli elettori in caso di vittoria alle consultazioni di mid-term

Fabio BordignonFabio Bordignon
Il presidente Usa Donald Trump
Il presidente Usa Donald Trump

Sembra delinearsi in modo sempre più nitido, nelle dinamiche elettorali globali, una legge non scritta: tanto più una proposta politica – un partito, un leader, un programma – appare “incredibile”, maggiori sono le sue chance di riscuotere consenso. Tra osservatori e addetti ai lavori, c’è ancora chi si stupisce, o s’indigna, di fronte alle uscite di Donald Trump. Ultimo esempio: la promessa di 5mila dollari, da distribuire a ciascun elettore, in caso di vittoria nelle consultazioni di mid-term.

A parte il fatto che il Presidente USA non inventa nulla: diversi commentatori hanno ricordato la lunga casistica delle “ricompense” elettorali all’italiana. Anche i dubbi sulla qualità democratica di tali annunci lasciano il tempo che trovano, di fronte a una gestione sempre più spregiudicata della cosa pubblica.

Per non parlare delle considerazioni tecniche su coperture e tenuta finanziaria. Il punto, lo sappiamo bene, è il qui-e-ora. Il punto è che queste promesse “funzionano”. Funzionano, almeno, fintanto che colei o colui che le pronuncia risulta credibile agli occhi di una porzione di elettorato: scopriremo presto se ciò valga ancora per il tycoon. I progetti incredibili, del resto, viaggiano perlopiù sulle parole di personaggi incredibili. Il Trump del 2016 (e del 2024) è l’esempio più lampante della legge enunciata in apertura. Un candidato considerato, da molti, improbabile.

Non solo per l’apparente irrealizzabilità delle proposte, le inconsistenze e le contraddizioni interne al programma. Improbabile anche come figura politica. Per le tante bizzarrie della sua immagine, del suo modo di esprimersi, per il suo essere alieno rispetto agli altri politici. Esattamente per questo, capace di vincere (e rivincere).

Si tratta della formula vincente utilizzata da molti leader populisti: credibili, nel ruolo di chi sfascerà un sistema. In Italia, abbiamo conosciuto la visione di un imprenditore di successo capace di creare dal nulla e condurre alla vittoria, in poche settimane, quello che all’epoca veniva liquidato come partito di plastica. Abbiamo guardato con scetticismo e sufficienza l’ascesa di un movimento formatosi attorno a un comico, capace di portare in parlamento una squadra di neofiti della politica, la cui inesperienza, agli occhi di un paese arrabbiato, suonava come garanzia di incorruttibilità.

Assistiamo ora alla crescita di un partito capeggiato da un ex-generale, noto per la vicinanza con Putin e le posizioni ambigue sul fascismo, i progetti sulla remigrazione e l’abolizione del reato di femminicidio. Posizioni che lo fanno apparire poco credibile a tanti commentatori e, ad oggi, lo collocano al di fuori delle principali coalizioni. Vedremo dove arriverà.

Se allora ti capita di vedere un nuovo personaggio politico, in Italia o in giro per il mondo, e giudicarlo inaffidabile e poco attendibile, ondivago e impreparato, valutare le sue proposte velleitarie o irrealizzabili, le sue uscite una sequenza di enormità, gaffe, cadute di stile… non sottovalutarlo. Se non è credibile, devi crederci. Se non è serio, allora è grave. Qualcun altro è sicuramente pronto a votarlo. Se non ti fa questo effetto, quel qualcun altro potresti essere tu.

 

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