Le maschere del male, addio al carnevale e alla satira
Stiamo persino assistendo al paradosso di una politica “carnevalizzata”, che assume pose e toni spesso grotteschi. L’arte di governo è divenuta caricaturale, il linguaggio delle istituzioni cade sempre più di tono,. Ma il potere non ammette la satira

L'atmosfera di queste giornate rievoca, soprattutto in terra Veneta, le “Ultime sere di carnovale”. Con quella celebre commedia, rappresentata al teatro San Luca il 16 febbraio del 1762, Carlo Goldoni avrebbe salutato il suo pubblico di Venezia, dopo aver consegnato alla cultura europea capolavori come le Baruffe Chiozzotte e I Rusteghi che avrebbero cambiato per sempre il teatro universale.
Le atmosfere malinconiche di quella pièce sono, infatti, le stesse che sperimentiamo oggi. Le piazze si sono come ogni anno piene di suoni e colori, ma al di là dell'apparenza superficiale sappiamo ancora interpretando il vero significato del carnevale? Questa festa, che affonda le proprie origini in ritualità, fedi e credenze antichissime, era il momento della rivalsa, della spensieratezza , scandiva un tempo diverso in cui il popolo dimenticava stenti e povertà, abbandonandosi all'eccesso.
Si indossava la maschera per praticare un gioco di ruolo che trasforma gli schiavi in sovrani, i poveri in signori, le serve in eleganti dame. La celebrazione del “canone inverso” connota le tradizioni di ogni regione.
Da Pulcinella, ad Arlecchino a Pantalone (l'elenco potrebbe continuare), ogni personaggio incarna pezzi dell'italianità, racconta chi siamo e chi siamo stati. Prima che le ceneri arrivino a spegnere ogni ardore “ogni scherzo vale”, bisognava bere tutto il calice per ritemprare nell'ebbrezza lo spirito, sanare i dolori esistenziali e prepararsi all'astinenza e alla lotta per la sopravvivenza quotidiana.
Tutto questo apparato di riti e simbologie sembra aver smarrito ogni ragion d'essere .
Le maschere, in questo cambiamento d'epoca, sembrano private del riso, sono rimaste nude, hanno assunto le connotazioni di “agenzie del maschio, motori di negatività, che agiscono - come ha scritto il sociologo Giorgio Pacifici, esercitando una violenza molecolare che sconvolge il mondo”. Terrorismo, guerre ibride combattute per il predominio delle aree strategiche, radicalismo, intolleranza, forme più o meno manifeste di razzismo sono causa diffusa di sofferenza morale e fisica e pesano come un macigno sul nostro futuro.
La satira, lo sberleffo, l'ironia corrosiva che animavano il tradizionale carnevale apparso ormai “arnesi” in disuso, passati di moda . Il potere, nelle sue diverse incarnazioni a tutte le latitudini si mostra sempre più insofferente , non ammette la satira, tende a emarginare le voci di dissenso, condanna lo sguardo obliquo della maschera, che nasconde per svelare, aprendo degli interrogativi sul mondo che ci circonda. Stiamo persino assistendo al paradosso di una politica “carnevalizzata”, che assume pose e toni spesso grotteschi .
L'arte di governo è divenuta caricaturale, il linguaggio delle istituzioni cade sempre più di tono, come ci fanno vedere le cronache che raccontano di continue gaffe, così in questo perenne carnevale senza calendario, l'opinione pubblica fatica a trovare un orientamento . Il maschio si trasforma, si evolve, trova nuove maschere , sfugge al controllo, come un attore che corre sulle scene indossando paramenti sempre diversi, per non farsi individuare. E' questo il carnevale che dobbiamo temere, intriso delle tante ferite della storia antica e recente che non riusciamo a rimarginare. —
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