La sfida tra le due toghe anti-correnti
Per la prima volta dai tempi di Mani Pulite i protagonisti della scena politica sono due magistrati

Per la prima volta dai tempi di Mani Pulite, ovvero da tre decenni a questa parte, i protagonisti della scena politica sono due magistrati. Un veneto e un calabrese, sanguigni e fumantini entrambi, ma in modo diverso. Che litigano sulle correnti della loro categoria, pur senza averne mai fatto parte. Ecco un altro paradosso di una strana campagna referendaria, in cui le due leader principali, Elly Schlein e Giorgia Meloni, perseguono obiettivi opposti al loro interesse: la prima si batte “per stimolare la partecipazione”, quando tutti i sondaggi dicono che più bassa sarà, più il fronte del No avrà chance di vincere. E la seconda non ci vuole mettere la faccia, pur sapendo che solo così potrebbe appunto “gonfiare” la partecipazione.
Ma prima ancora dei leader politici, i due attori in primo piano sono un ex pm come il ministro Carlo Nordio e un pubblico ministero che dirige la più grande procura d’Europa, quella di Napoli, Nicola Gratteri. Uniti dunque entrambi da una caratteristica rara in magistratura: nessuno dei due ha mai fatto parte di una consorteria. Gelosi della loro indipendenza e orgogliosi di non frequentare “cene, pranzi e bar”, come ebbe a dire due anni fa Gratteri a Lilli Gruber. Idem Nordio, che non ha mai voluto farsi coprire le spalle o spingere a ruoli dirigenti da nessuna conventicola.
Ora, che il ministro abbia messo in piedi una crociata per scardinare il sistema delle “cordate” non avendone mai fatto parte, non stupisce; ma che proprio Gratteri difenda i “caminetti” del Csm da cui è stato “fatto fuori” nella partita della vita, ovvero la corsa a capo della Procura Nazionale Antimafia, stupisce eccome.
«Certo, chi è iscritto a una corrente è molto avvantaggiato», ha ammesso dopo esser stato escluso. Ma a ben vedere, anche le sue argomentazioni contro il sorteggio dei membri del Csm hanno una loro sostanza, non sono una difesa del ruolo delle correnti, sono più un attacco al nuovo sistema messo in piedi dalla riforma Nordio, che Gratteri ha bollato come «una mezza truffa»: perché finirà per mandare al Csm (con un voto del Parlamento eterodiretto dalle maggioranze politiche del momento), un terzo di membri laici preselezionati tra giuristi di chiara fama. I quali avranno di certo maggiore influenza nelle decisioni da prendere rispetto ai sorteggiati pescati nel grande calderone di migliaia di magistrati in servizio in tutta Italia, tra giovani, anziani, esperti e novizi. Quindi, per Gratteri, «con un Csm politicizzato, i magistrati saranno meno tutelati».
Sorteggio che invece Nordio difende con i denti, ritenendolo il solo modo per scardinare ciò che ha definito nell’intervista di domenica ai nostri giornali, «un sistema para-mafioso» di attribuire gli incarichi. Ebbene, che due magistrati siano portati a drammatizzare le loro arringhe d’accusa non dovrebbe fare effetto, al netto del fatto che il sistema mediatico ha un suo ruolo nell’amplificare e nel semplificare, forzandole quanto basta, le affermazioni: entrambe con un significato nella sostanza meno tranchant di quanto sia rimasto agli atti. Ma poco importa: è la percezione che si trasmette all’esterno il fattore che conta, specie nell’era dei social e dei messaggi brevi. E tutti dovrebbero saperlo. —
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