Perché Trump sulla Nato sta bluffando
Gli Stati Uniti non rinunceranno alle 40 basi in cui alloggiano 80mila uomini e un centinaio di testate nucleari.

Sulla Nato, Donald Trump sta bluffando. Gli Stati Uniti non usciranno dall’Alleanza che l’Europa ha siglato dopo la seconda guerra mondiale per garantirsi protezione e deterrenza e che loro hanno accolto e modellato per assicurarsi il controllo del Vecchio Continente. Non rinunceranno alle 40 basi in cui alloggiano 80mila uomini e un centinaio di testate nucleari.
L’America governa una struttura capillare che costa fra trenta e passa miliardi di dollari l’anno, il prezzo della garanzia di controllo che assicura allo Zio Sam la prerogativa di “sovrano del mondo”. Ora il presidente minaccia di andarsene, cerca consenso in casa sminuendo i sodali d’oltreatlantico. Ma non è vero. Non lo farà.
Non gli conviene. Sarebbe un problema gestionale, limiterebbe gli affari per l’industria militare, e intaccherebbe il suo primato planetario. Sono intimidazioni da social, destinate a finire nel nulla, che solo la debolezza dei nostri leader e delle nostre democrazie può legittimare.
L’Uomo della Casa Bianca è aiutato dal caos che lui stesso sta generando. Ha scatenato con Israele la guerra in Iran senza consultare nessuno e poi ha ostentato fastidio perché gli europei hanno saggiamente espresso dissenso e indisponibilità a partecipare. Ha rimescolato le carte sull’Ucraina, giostrandosi fra la difesa dell’aggredito e il dialogo a distanza con l’aggressore.
Ha definito la Nato inutile, amplificando l’irritazione già esibita quando svelò le mire sulla Groenlandia, progetto che gli europei trovano insulso e ingiustificato. Adesso si giura pronto al gran trasloco di truppe e mezzi dai Paesi che non collaborano, cosa che osservatori e diplomatici ritengono poco credibile. È un modo per tenere sulla corda i soci del Patto.
C’è chi ha storto il naso davanti all’approccio conciliante del segretario Nato, Mark Rutte, durante la visita a Washington, eppure questo doveva fare. Trump va blandito per aggirarne la maldestra collera e non sta certo all’ex premier olandese, che rappresenta 32 capitali, prendere il muflone per le corna. Deve tenere tutti insieme in vista del vertice di giugno in Turchia.
Fonti diplomatiche dicono che sono partite – con parecchi distinguo – le consultazioni per “far qualcosa” in Medio Oriente. Berlino sarebbe d’accordo, se ci fosse l’egida Onu, anche se da Londra a Parigi, oltre alla evidente preoccupazione per Iran, Hormuz e Libano, si temono le bombe su Kiev e i sottomarini russi nel mare del Nord.
L’interrogativo concreto sollevato da un ambasciatore di lungo corso non è tanto se Trump resterà fedele alla Nato, se gli europei accetteranno di condividere in qualche misura il fardello medio-orientale per evitare una crisi economica oltre che politica, o se veramente se ci sarà (come dovrebbe) una solida gamba continentale per la difesa. La domanda è se questa America sarebbe pronta a rispettare l’art.5 del Patto Atlantico e difendere l’Europa nel caso di attacco proveniente da Est.
L’ipotesi di una neutralità possibile delle armate a stelle e strisce ci interessa da vicino, e non solo. Il caso interessa anche un Putin reso gongolante dal nuovo disordine mondiale. Aspetta di capire, per decidere il da farsi. Potrebbe addirittura spingersi a testare gli alleati. Il vero problema della Nato è questo. Ciò che ha in mente lo zar Vlad lo si capisce sono nel momento in cui lo mette in pratica.
E raramente sono buone notizie.
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