Il Papa, Trump e l’Europa: la sfida dei valori contro il “machiavellismo d’accatto”
Mentre la Casa Bianca tenta di relegare il Messaggio di Cristo alla sfera privata, l’Occidente riscopre il nesso inscindibile tra etica e politica. Dal “chierichetto di Putin” alle pretese di JD Vance: perché il Papa di Roma parla a tutti gli uomini di buona volontà, laici inclusi, nel solco di Erasmo e Kant

Di questi tempi siamo di fronte non solo alle guerre guerreggiate ma anche a conflitti di altro genere, che riguardano i fondamentali della cultura dell’Occidente, o almeno di quello che l’Occidente è stato sino ad ora. Donald Trump e con lui il suo vice JD Vance non esitano ad insegnare anche al Papa quale deve essere il suo ruolo, spiegandogli che non deve permettersi di andare predicando al mondo il Messaggio di Cristo: Papa Leone si occupi della morale, non della politica. Come se la politica non c’entrasse nulla con la morale e quest’ultima riguardasse solo la sfera individuale, intimistica, privata, della vita degli uomini.
Come se sulle questioni etico-politiche cruciali come quelle della guerra e della pace la massima autorità spirituale al mondo, riconosciuta universalmente come tale, non avesse nessun diritto di parola. E guai a chi tenta di insidiare il primato della politique politicienne in nome di princìpi etici o di precetti religiosi! Salvo poi arruolare i protestanti Evangelici a sostegno delle policies della Casa Bianca. Una bella contraddizione…
D’altro lato, il corto circuito tra etica e politica, come quello tra politica e religione, si è presentato e si ripresenta costantemente nella storia. L’asservimento della fede religiosa a progetti politici per legittimarli è stata una costante nell’Europa cristiana dei secoli passati. Ancora oggi quel corto circuito lo vediamo nel Patriarca di Mosca “chierichetto di Putin”, come lo ha definito, assai efficacemente, Papa Francesco, o nell’Islam politico, assai diffuso nel mondo musulmano soprattutto in Medio Oriente. Oggi però, in ciò che resta di quello che era l’Occidente, nell’Europa che ritrova una sua unità almeno come comunanza di valori etici e religiosi, le cose stanno diversamente.
Con buona pace di Donald Trump, di JD Vance e dei loro sodali à la Steve Bannon, il Cristianesimo ha abbandonato la tentazione davvero diabolica di farsi invischiare in vicende che riguardano il potere e le lotte per la supremazia quaggiù sulla terra, ed il Papa di Roma esercita la sua missione proclamando il Vangelo ed il suo Messaggio di pace e fraternità nella giustizia per tutti “gli uomini di buona volontà”. Che è un Messaggio che ha un significato profondissimo sul piano religioso, escatologico, che riguarda cioè l’”éskaton”, ciò che sta alla fine, “al di là” della storia umana.
Ma è un significato anche di grande valenza etico-politica, un significato condiviso anche da molta parte della cultura che non osa pronunciarsi su quell’ “al di là”, figlia ed erede dell’Illuminismo “laico” cresciuto sull’incontro dell’umanesimo greco con quel Messaggio a partire dall’insegnamento di Erasmo da Rotterdam agli albori della Modernità, fatto proprio anche dall’illuminista Kant propugnatore di quella “pace perpetua” che nasce da un saggio uso della ragione.
C’è una specie di machiavellismo d’accatto nella rozzezza con cui The Donald ed i suoi si rivolgono a Papa Leone, dicendogli, in buona sostanza: “non impicciarti in cose che non capisci, che non ti riguardano, perché la politica è affar nostro”. Commettono un errore madornale: sta a noi, a noi europei, e non solo a quelli di fede cattolica, ribadirlo. —
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