Alla Bastiglia si celebra la festa del risveglio europeo
Due sono i “segni” visibili e concreti della sovranità: il battere moneta e il disporre di un esercito. L’Unione Europea ha oggi un’unica moneta: la creazione di un esercito europeo non è più rinviabile

Il 14 luglio, data della presa della Bastiglia, è la festa nazionale della Francia repubblicana. Che la solennizza con una parata militare sugli Champs Élysées. Quest’anno il presidente Macron ha deciso di dedicare questa giornata tanto cara alla Francia al “Risveglio strategico europeo”.
Invitando a partecipare alla parata soldati degli eserciti dei Paesi della “Coalizione dei Volonterosi” nata a sostegno dell’Ucraina invasa dalla Russia del nuovo zar. Saranno 500 soldati non appartenenti all’esercito francese che sfileranno insieme, compresi 25 ucraini. Non può sfuggire il valore simbolico di questa manifestazione.
Ci saranno truppe di 35 Paesi facenti parte di quella Coalizione, per la gran parte europei, ma che comprende anche Canada, Australia e Nuova Zelanda. Siamo ancora lontani dal progetto concreto di un esercito comune europeo, ma in questa sfilata parigina di appartenenti ad eserciti diversi prevale l’appartenenza dei Paesi presenti ad una costellazione di principi e di valori etico-politici liberal-democratici, schierata “senza se e senza ma” dalla parte di un popolo invaso, del quale sostiene anche militarmente la resistenza all’invasore. Ma quella di un esercito comune europeo è ormai “la” priorità per l’Europa, se vuole fare un passo reale e significativo verso la sua unità nella libertà per i suoi cittadini.
Unità ormai vitale proprio per difendere quella costellazione di principi e valori, in un mondo in cui persino il presidente in carica del Paese che finora è stato considerato la guida ed il riferimento delle liberal-democrazie, gli USA, ammicca ai despoti ed agli autocrati. Dimostrando maggiori simpatie per questi ultimi che per l’Unione Europea. Che ha certo le sue responsabilità nella situazione attuale, ma che deve ormai costruire, e in fretta, una sua autonomia strategica rispetto agli USA. In attesa di tempi, forse, migliori, per il ritorno ad un Occidente unito.
C’è una beffarda nemesi storica in questa sfilata parigina. Perché fu proprio la Francia del generale De Gaulle, innaturalmente alleato con il Partito Comunista Francese succube di Mosca, a seppellire, nei primi anni Cinquanta del Novecento, il progetto della CED, la Comunità Europea di Difesa, che faceva seguito alla CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, i due fattori decisivi da mettere in comune per evitare il riarmo su base nazionalistica.
La CED era convintamente sostenuta non solo da autentici statisti lungimiranti come Alcide De Gasperi, ma anche da politici francesi di altissima statura come Jean Monnet. Bocciare quella proposta fu un tragico errore per i popoli europei, le cui conseguenze si fanno oggi sentire.
Due sono i “segni” visibili e concreti della sovranità: il battere moneta e il disporre di un esercito. L’Unione Europea ha oggi un’unica moneta. Se vogliamo continuare sulla strada, lunga e difficile ma l’unica possibile, della costruzione di un’Europa capace di prendere in mano il proprio destino, la creazione di un esercito europeo non è più rinviabile.
Superando le tentazioni di un illusorio “sovranismo” dei singoli Stati-nazione, con le meschine e miopi rivalità tra popoli che navigano sulla stessa barca in un mare procelloso. L’alternativa è fare la fine dei polli di Renzo di manzoniana memoria. Si beccavano tra di loro, mentre stavano per finire in pentola nella cucina di Azzeccagarbugli.
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