Olimpiadi, chi ha sbagliato i conti di Milano-Cortina
Il deficit previsto dalla Fondazione che ha gestito l’evento parla di 310 milioni di buco di bilancio, tra costi aggiuntivi e minori entrate

L’Italia pagò. L’ora dei conti per le Olimpiadi di Milano-Cortina obbliga a rivedere il classico finale dell’inno di Mameli, sostituendo il verbo “chiamò” con un termine tanto scomodo quanto urticante. Ci avevano promesso Giochi a costo zero; si prospetta un buco superiore al miliardo, che andrà coperto dalle pubbliche casse, quindi da tutti noi.
«Un modello vincente da replicare in futuro», aveva sentenziato il ministro dello sport Andrea Abodi alla vigilia, in un intervento a Belluno: visto il prezzo da pagare, grazie no. I numeri certificati dalla Corte dei Conti non lasciano spazio ad alibi di sorta.
Il deficit previsto dalla Fondazione che ha gestito l’evento parla di 310 milioni di buco di bilancio, tra costi aggiuntivi e minori entrate. È un rosso pesante, che ricadrà per metà sullo Stato e per l’altra metà sugli enti territoriali coinvolti: Regioni Lombardia e Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano, Comuni di Milano e Cortina. La Fondazione spiega che si devono ancora tirare le somme definitive, e ricorre a un fumoso giro di parole parlando di “temporaneo disallineamento tra uscite ed entrate”; ma intanto ha dovuto rinegoziare con il pool di banche con cui opera l’estensione di parte dei fidi già in essere.
E comunque il buco di bilancio si prospetta di dimensioni ben maggiori: la Corte dei Conti ipotizza una cifra superiore al miliardo, inclusi oltre 150 milioni da corrispondere agli istituti bancari. A smontare la narrazione del “costo zero” hanno concorso più elementi, a partire dallo scandaloso ritardo in troppi cantieri: per un evento assegnato nel 2019, sia a Milano che a Cortina si è arrivati all’apertura dei Giochi con opere varate all’ultimo istante, e con altre ancora incompiute. I ricavi previsti da sponsor e pubblico si sono rivelati inferiori alle attese. La macchina organizzativa è lievitata a dismisura, reclutando alla fine ben 1.515 assunti tra dirigenti, quadri e impiegati; per far funzionare le cose è stato peraltro fondamentale il lavoro di 18 mila volontari, che hanno prestato la loro opera a titolo assolutamente gratuito. Il preventivo di spesa, indicato nel 2019 in 1,4 miliardi, alla fine è più che triplicato.
Il prezzo salato
Cortina e il Veneto hanno pagato e pagheranno un prezzo salato per essersi fregiati delle mostrine olimpiche. La Regione ha già accantonato un centinaio di milioni in via precauzionale, e forse non basteranno; il Comune si ritroverà con la grana di una pista da bob costata alla fine 118 milioni, consegnata per le gare ancora incompleta, e con spese future di gestione che rimarranno inesorabilmente inferiori alle entrate. Rimane sospesa in aria, anche letteralmente, la grana della funivia di Socrepes. La variante di Cortina sarà ultimata, forse, solo a fine 2027; per quella strategica di Longarone i cantieri chiuderanno nel 2032, se va bene, e in tutto questo tempo i conti lieviteranno in modo implacabile. Un mesto copione, destinato a concludersi con il classico “e sempre sia lodato...”: che non sarà comunque chi ha sbagliato clamorosamente i conti.
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