Quelle guerre inutili e la Ue da sostenere

Dalle follie di Trump alle manie di grandezza di Putin: scelte che gravano su interi popoli e che un’Europa più coesa e forte potrebbe riuscire a condizionare

Marco Panara
Bruxelles: la sede dell’Europarlamento
Bruxelles: la sede dell’Europarlamento

Ogni volta che faccio il pieno penso a Donald Trump. Quei cinque, sei, sette euro in più che ci costa riempire il serbatoio di carburante, sono il prezzo che paghiamo per una guerra che non abbiamo voluto e per la quale non siamo stati neppure consultati. E mi chiedo non quale sia il vantaggio atteso per il mondo, non sono così idealista da pensare che alla Casa Bianca abbiano pensato all’interesse generale, ma quale sia il vantaggio atteso almeno per gli americani, e non lo vedo. Lo vedranno loro? Ci rifletteranno quando tra pochi mesi andranno alle urne?

Mi chiedo se al momento in cui è stata presa la decisione di sganciare le bombe c’era una strategia, c’erano degli obiettivi, se era stato considerato il rischio poi concretizzatosi di dare all’Iran la chiave dello Stretto di Hormuz e, attraverso i loro alleati Houti, di Bab El Mandeb e quindi dell’accesso al Mar Rosso e a Suez. E mi chiedo come sia possibile in una democrazia come quella americana scatenare una guerra senza una decisione del parlamento.

Ogni volta che arriva la bolletta del gas penso a Vladimir Putin, a una guerra che dura ormai da più di quattro anni, che ha fatto strage di giovani e meno giovani russi e ucraini, e mi chiedo quale sia il senso di quella guerra che vuole conquistare territori per un impero già immenso e ancora tutto da valorizzare, per un popolo che per la stragrande maggioranza è ancora lontano da un vero sviluppo. Qual è il vantaggio atteso di questo enorme sacrificio per il popolo russo?

Ogni giorno, indipendentemente da pieni e bollette, penso a Gaza, e - senza dimenticare l’orrore del 7 ottobre 2023 - sento l’esorbitanza di una reazione che sta punendo con incredibile cinismo un popolo intero. E mi chiedo: qual è il vantaggio atteso per il popolo israeliano dell’odio, del rancore, della frustrazione indicibili alimentati da tutto ciò tra i palestinesi che sono e saranno sempre i loro vicini di casa?

Mi chiedo come sia accaduto che la scelta degli uomini che hanno in mano i destini del mondo, qualunque sia stato il metodo, democratico o meno, abbia dato questi frutti. E mi faccio una generazionale analisi di coscienza. Noi fortunati occidentali abbiamo ereditato dai nostri padri libertà e democrazia, una economia capace di crescere, noi fortunatissimi europei anche un sistema di welfare e una società in accettabile equilibrio.

Avremmo dovuto aiutare il resto del mondo, a cominciare dalla Russia e dal Medio Oriente a trovare il loro e invece abbiamo puntato sulla finanziarizzazione dell’economia, su una globalizzazione e su una digitalizzazione non gestite, favorito una concentrazione della ricchezza e del reddito, impoverito le classi medie, creando frustrazione e facendo riemergere i fantasmi del razzismo, dell’antisemitismo, del suprematismo. Abbiamo dimenticato cosa volesse dire vivere sotto una dittatura, il controllo delle parole, le spie nei caseggiati, l’arbitrio e la violenza del potere.

Poi penso all’Europa che è presidio, sia pure farraginoso, di quelle cose preziosissime che sono libertà, democrazia, stato di diritto, welfare, e penso che è un bene inestimabile, del quale dobbiamo essere orgogliosi difensori. Perché il suo modello è sotto attacco, la vogliono ridurre in pezzi Trump e Putin, ma anche molti nostri concittadini europei, incauti, forse incoscienti, forse inconsapevoli di cosa tutti rischiamo di perdere. E ogni volta che sento politici o imprenditori attaccare l’Europa per interessi contingenti economici o di consenso, penso che costoro non sono classe dirigente, o meglio sono una cattiva classe dirigente che per opportunismo non distingue l’impegno a migliorarla e renderla più solida e forte dall’attacco distruttivo. Non abbiamo nulla da guadagnare, ciascuno di noi, da un’Europa più debole e divisa e molto invece da una più coesa e forte. È il momento di capire quali sono i nostri interessi e di impegnarci in quella orgogliosa difesa, con intelligenza, spirito critico costruttivo e coraggio politico. Possiamo scegliere.

Purtroppo non finisce qui, perché uno degli effetti collaterali potenzialmente enormi di tutto ciò è che si sta diffondendo la tentazione di fare come l’Iran: usare a fini strategici o/e economici stretti, bracci di mare, acque controllabili per danneggiare qualcuno, per imporre pedaggi, condizionare rotte e commerci portando i mari in una condizione medioevale di tasse e gabelle.

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