La tragica morte di Francesco deve far riflettere: non esiste una medicina alternativa

Il ragazzo di 14 anni deceduto per un tumore che i genitori non hanno voluto curare secondo i protocolli definiti dagli oncologi riporta i riflettori sul tema della libertà di cura: per alcuni è sancita dalla Costituzione ma l’articolo 32, lo stesso sul quale tanto si è discusso durante il Covid, va letto per intero

Vincenzo MilanesiVincenzo Milanesi
Al di là degli sviluppi giudiziari la morte di Francesco, 14 anni, impone serie riflessioni
Al di là degli sviluppi giudiziari la morte di Francesco, 14 anni, impone serie riflessioni

Al di là degli sviluppi a livello giudiziario, peraltro doverosi, suscita dolore, ma impone anche serie riflessioni su altri piani, la tragica vicenda di Francesco, il ragazzino di 14 anni deceduto per un tumore che i genitori non hanno voluto curare secondo i protocolli definiti dagli oncologi e si sono affidati a terapie cosiddette “alternative”.

È la libertà di cura, dicono alcuni, sancita dalla nostra Costituzione all’articolo 32. Ma quell’articolo, su cui tanto si è discusso durante il Covid, va letto per intero. E non è necessario essere esperti di diritto costituzionale per comprendere che lì si lega strettamente il principio del rispetto della libertà di ciascun cittadino a quello del pari rispetto da parte sua della libertà degli altri cittadini. Anche di quelli di un minore, che nella fattispecie sono quelli a ricevere cure adeguate per cercare di vincere la malattia.

Insomma, il tema della libertà non può essere scollegato da quello della responsabilità di ciascuno, genitori compresi. L’obbligo vaccinale stabilito «per disposizione di legge» è necessario per prevenire diffusione di patologie come nel caso della pandemia da Covid, e quindi preservare la collettività oltre che la salute del singolo, come bene esplicita l’articolo 32 ora ricordato. E nel caso del minore «meritevole di tutela» i genitori non possono esimersi dall’assumersi la responsabilità.

Non è un caso che con la riforma del diritto di famiglia del 1975 e i provvedimenti normativi successivi, si sia arrivati a superare il concetto di “patria potestà” per sostituirlo con quello della “responsabilità genitoriale”. Che deve essere esercitata fino in fondo. Il problema sorge quando non lo è, a causa di simpatie dei genitori, a esempio, per forme di medicina “alternativa”. Che condannano a morte il figlio ammalato. Perché la “medicina alternativa” non esiste.

È una nozione intrinsecamente contraddittoria quella di una “scienza alternativa”. Perché una teoria scientifica o è tale, in quanto risultato di sperimentazioni accurate e ritenute valide dalla comunità scientifica di riferimento, e tale resta finché non viene dimostrata applicando correttamente il metodo di ricerca sperimentale che la rende evidence based, o è una panzana. Le varie forme di “medicina alternativa” sono balle spaziali, pericolose assai.

Cosa fare quando i genitori non esercitano correttamente la responsabilità genitoriale? Ci sono i giudici, come la Fiona Maye, giudice dell’Alta Corte, in Gran Bretagna, protagonista di un (bellissimo) romanzo di Ian McEwan, che «era convinta di poter restituire ragionevolezza a situazioni senza speranza», chiamata a pronunciarsi su un caso del genere. Togliendo la decisione dalle mani dei genitori, e sostituendosi a essi. Nella certezza di compiere così un preciso dovere civile, di donna oltre che di magistrato.

Di una legislazione che obblighi alle vaccinazioni i piccoli c’è davvero bisogno, al di là delle opinioni dei genitori. Con buona pace dei difensori della “libertà di cura” come Matteo Salvini e la destra-destra no vax di Robert Kennedy jr negli Usa. Perché una libertà senza responsabilità non è vera libertà. È, semplicemente, pura irresponsabilità.

P.S. Il romanzo di McEwan s’intitola La ballata di Adam Henry. Da leggere.

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