Gli alunni tra i migranti di Trieste: quei visi sereni e sorridenti che spazzano i preconcetti e invitano a superare l’odio

Istituzioni e politici che hanno sollevato le polemiche potrebbero cogliere l’occasione per lanciare controproposte in merito a visite didattiche che efficacemente aiutino a sgonfiare l’odio crescente, la conflittualità, il ricorso alla violenza

Fulvio ErvasFulvio Ervas
Migranti in piazza Libertà a Trieste (Lasorte)
Migranti in piazza Libertà a Trieste (Lasorte)

Trieste, snodo brillante di queste nostre geografie, pone allo sguardo di tutti una vicenda davvero interessante.

Una quinta elementare di Marostica, ragazzini di dieci anni quindi, è stata portata in visita didattica sino a questa perla adriatica. Non nella splendida piazza Unità d’Italia, non quattro passi sul celebre Molo Audace. Su queste escursioni nessuno avrebbe avuto mai nulla da ridire: la bellezza urbanistica e magari un buon dolcetto non offrono motivi di contrasto.

Ma la quinta di Marostica, benedetti vicentini, è stata condotta in piazza Libertà, in contatto con i migranti provenienti dalla rotta balcanica. Non quelli più famosi dei barconi, per capirci. Quelli che, prima o dopo, manderemo nel Cpr italiano in Albania.

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Un gruppo di migranti in piazza della Libertà, a Trieste, in una foto d’archivio

Ha fatto discutere un video, di circa tre minuti, che mostra proprio gli studenti che hanno partecipato all’iniziativa: li interroga, li fa spiegare cosa stanno facendo e cosa pensano di ciò che stanno conoscendo. Sullo sfondo la piazza e uomini di colore, seduti sul bordo delle aiuole, intenti a mangiare.

La Libertà, lo sappiamo bene, suscita sempre grandi emozioni e la presenza di ragazzini in un luogo tanto carico di storia e di simbologia, ma anche di contraddizioni, ha sollevato un’onda di considerazioni.

Del resto, Trieste è affacciata sul mare.

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Chiara Saraceno, professoressa emerita all’Università di Torino dove si occupa di sociologia della famiglia

Un’onda potente proviene da figure istituzionali, sorrette come un salvagente dall’appoggio politico. È un’onda che accusa la presenza degli studenti in piazza Libertà perché il progetto, a essa sotteso, è manipolatorio e ideologico. Semplificando: si sono portati dei piccoli innocenti a vedere cose brutte, a provare esperienze inadeguate per il loro cuoricino di bambini e per il loro cervellino in via di sviluppo. Paperino o qualche videogioco sarebbero più opportuni. Naturalmente anche no.

Ma non è una critica completamente priva di senso. E vorrei spezzare una lancia a suo favore: forse s’intendeva suggerire che avrebbe avuto più impatto educativo portare i ragazzi delle superiori a fare la stessa esperienza. Perciò gli organizzatori dell’iniziativa potrebbero, per il prossimo anno scolastico, proporre una generale presenza degli istituti superiori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto per la stessa attività. Sono sicuro che le forze istituzionali e politiche, oggi contrarie, non potrebbero obiettare alcunché.

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Uno screenshot tratto dal video pubblicato dall'associazione umanitaria Linea d'Ombra

E aggiungo: forse quelle succitate figure si sono sentite in dovere di intervenire perché se passa questa “moda” dell’andare a vedere come se la spassano i migranti, potrebbe succedere che qualche scuola progetti visite didattiche per scoprire come vivono i quasi schiavi che raccolgono gli asparagi nei nostri campi, quelli che potano i nostri vigneti famosi, che raccolgono il radicchio o i pomodori ( ma forse è troppo lontano e sarebbero gite troppo impegnative e costose, dati i tempi).

Perché sarebbero immagini assai più impattanti di quelle viste in piazza Libertà. Non adatte ai piccoli. Adatte ai migranti sì, naturalmente.

E poi, vuoi mettere Trieste rispetto a Cavanella d’Adige (da dove provenivano que i tre braccianti annegati qualche giorno fa, all’alba, mentre andavano al lavoro vicino a Chioggia)?

Diciamola tutta: come si può pensare che una visita didattica possa davvero educare i ragazzini all’empatia per i diversi da sé? Può un’esperienza così occasionale educare che non si deve accoltellare uno che non ha il tuo stesso colore, come ha fatto un quindicenne a Taranto? Che non si devono riempire i social di ringraziamenti a chi ha ammazzato un uomo?

Ci vuole ben altro. Immagino ne siano convinte le autorità istituzionali. Non ce lo dicono, però. E invece sarebbe meraviglioso saperlo.

Magari cogliendo l’accaduto in piazza Libertà, a Trieste, per lanciare controproposte in merito a visite didattiche che efficacemente aiutino a sgonfiare l’odio crescente, la conflittualità, il ricorso alla violenza.

Per potenziare una didattica che ricordi che siamo tutti della stessa specie. Che non c’è alcuna superiorità nell’avere un po’ di melanina in meno di quelli più scuri di noi e tantomeno nell’essere casualmente nati in posti molto più fortunati di altri.

Nel frattempo ci si dovrà consolare con il volto dei ragazzini ripresi nel video, anche se sfocato sul sito di questa testata per proteggerne correttamente l’identità: chi l’ha visto in chiaro li ha trovati sorridenti, sereni, capaci di argomentare con un tono convincente.

Se crescessero così, la Libertà sarebbe più sicura.

Un’annotazione a margine: i video sono sempre combustibile gratis per gli odiatori. La bellezza dell’esperienza stava nell’essere lì. Nel viverla.

Era già un grande risultato.

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