Le lusinghe tedesche agli italiani
L’idea del cancelliere Merz è rafforzare la Germania attraverso l’Europa e viceversa. Punta a tenere l’Italia lontano dal nazionalismo euroscettico e radicale

Il mondo nuovo di Friedrich Merz si chiama Uses, Unione di stati europei sovrani. L’idea del cancelliere è rafforzare la Germania attraverso l’Europa e viceversa. Le posizioni dure contro Trump testimoniano la volontà di non farsi intimidire dalle volatili minacce della Casa Bianca – “abbiamo dato prova di unità e determinazione nello scongiurare i dazi” – e rappresentano un messaggio all’elettorato che crede di vedere nella destra l’unica tutela da una serie di nemici più o meno reali, gli americani come i russi, passando per i migranti.
Scettico sulla tenuta del patto coi francesi, refrattario a riscrivere i Trattati Ue, il leader cristiano democratico orchestra riorganizzazioni militari e alleanze economiche per rendere l’Europa grande di nuovo (Mega!) e, con lei, la Bundesrepublik. Il patto con l’Italia va in tal senso. Serra i ranghi e cerca di tenere la Penisola lontano dalle sirene del nazionalismo euroscettico e radicale.
Giorgia Meloni ha trovato la stretta di mano di Merz seducente dal punto di vista politico. È un riconoscimento della strategia estera che fa credere alla premier di poter continuare con i rischiosi equilibri di un europeismo bifronte. La leader - formalmente amica di Ursula von der Leyen dopo averle votato contro, a favore e ed essersi astenuta sulla sua nomina – cerca riconoscimenti per il Bel Paese e l’intesa con Berlino le fa dire “ci siamo!”. Il che è vero, sebbene sia ancora un matrimonio di interessi. Chi crede che la presidente del Consiglio finirà un giorno per democristianizzarsi, ed entrare in qualche forma nella grande famiglia popolare europea, ritiene che l’amicizia di Merz sia un viatico irrinunciabile.
Il problema è l’incompatibilità fra l’ondivago posizionamento europeista di Meloni e la barra più dritta di Merz. Nel disputare la credibilità di Trump, il tedesco tira l’italiana in una dimensione dove non è sempre a suo agio, sebbene il Donaldismo reiterato le stia alienando parecchie simpatie. La spinta tedesca verso il rafforzamento della difesa in casa Ue è gradita a Roma, ma comporta la disponibilità non solo teorica ad andare con truppe in Ucraina, quando ci fosse un armistizio, che ora si rifiuta di riconoscere come accettabili. Anche il restare sulla porta del Palazzo dei Volenterosi è una scelta che in prospettiva non può durare. Presto o tardi sarà necessario scegliere da che parte dell’Atlantico spendere il meglio delle energie e investire i più concreti degli auspici.
Quando accadrà, l’Italia dovrà fare i conti con le ambiguità. Giorgia Meloni, può ragionevolmente pensare che in casa le cose non vadano male, l’anno prossimo si vota e il governo (per ora) può solo farsi male da sé. Deve però vedersela con sondaggi non rosei come avrebbe voluto, i rischi referendari e lo spacchettamento frastornante della Lega.
Fuori, potrebbe subire la possibile svolta lepeniana francese, così come un’avanzata in Spagna dei rumorosi sodali di Vox, finendo per trovarsi troppo a destra per i nuovi amici e troppo a sinistra per i vecchi. Se poi, nel 2027 la Francia dovesse restasse al cuore dell’Europa, l’Italia si ritroverebbe con una minima parte degli aspirati superpoteri chiesti (anche) a Merz, incerta sul progetto rapido di una possibile nuova Europa che sappia confrontarsi con Usa e Cina. E che la faranno pagare, almeno un poco, a chi avrà tenuto senza i piedi in più staffe.
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