Effetto Trump, il petrolio vola e la spesa raddoppia: ecco quanto ci costa la guerra in Iran

Il greggio sopra i 100 dollari trascina benzina e bollette. Prezzi shock al mercato: carciofi raddoppiati e zucchine a +30%. L'Italia è il Paese UE più esposto all'inflazione

Marco ZatterinMarco Zatterin

La questione non è se oggi avete pagato la “Tassa Trump”, ma quante volte lo avete fatto, perché l’effetto a cascata delle operazioni speciali del presidente degli Stati Uniti colpisce l’Italia, l’Europa e il resto del Pianeta, in ogni secondo di ogni minuto. «Non è la nostra guerra», hanno proclamato i leader Ue, invitati ad avere un ruolo nel conflitto scatenato da Usa e Israele contro il pur sempre odioso Iran. È così, eppure ne subiamo gli effetti indiscriminati.

Il petrolio che costa il 50 per cento in più rispetto a un mese fa, e la prospettiva che schizzi alle stelle al protrarsi delle ostilità, e al blocco di Hormuz, traccia un’ombra scura sulle nostre vite. La benzina vola con la bolletta elettrica, mentre il costo dei trasporti che sale assieme ai fertilizzanti si riflette sui banchi del mercato: il raddoppio dei carciofi, o i pomodori ciliegini saliti del 50 per cento, sono solo due attimi di una storia che non promette bene.

In queste ore il Brent naviga oltre i cento dollari. Attende di vedere cosa succederà nello Stretto, minato di fresco, che nessuna altra guerra aveva mai sbarrato. Di lì transita un quinto del petrolio mondiale, insieme con un terzo dei fertilizzanti agricoli, in particolare l’urea, un concime azotato dal gas naturale che, fra l’altro, contribuisce per il 30 per cento alla composizione dell’AdBlue che nutre i motori diesel e che ha preso il 40 per cento questo mese. Il blocco dei porti arabi e sauditi pesa sulle tasche di tutti, a cominciare dalla benzina: il gasolio è al massimo dal 22 marzo 2022, giorno in cui il governo Draghi intervenne con il taglio delle accise; la verde segna il record dall’agosto 2024. Il diesel agricolo è passato dai 92 cent al litro del 28 febbraio, giorno prima dell’Epica furia di Donald, a 1,30 euro. Vuol dire trasporti più cari, dunque produzione più onerosa, quindi listini aumentati. È l’economia, brava gente.

Così, a campione, si rileva che le zucchine siciliane richiedono il 30 per cento di euro in più di tre settimane fa, mentre i peperoni si sono per ora fermati al +15 per cento. Dei pomodori, si è già detto. Così si arriva al pane, è c’è da temere una rivolta manzoniana: l'Associazione fornai milanesi prevede per il 2026 un incremento del 45% elettricità e gas, del 25% per la logistica, del 20% per il trasporto delle farine, sperando che l’offerta di grano rimanga stabile. Le baguette potranno diventare un lusso, figuriamoci le brioche di parigina memoria.

Le imprese soffrono per gli effetti dei dazi di The Donald sull’export. Come le famiglie, strapagano il gas che trenta giorni fa era il 74 per cento meno costoso. L’ondata di rialzi non potrà che riflettersi su ristorazione, piccola e grande distribuzione, come pure sui farmaci legati a principi attivi d’importazione, l’alluminio e la plastica. Se non bastasse, Oxford Economics stima che l’Italia sarà il paese dell’Eurozona più colpito dall’inflazione (un punto in più di carovita), causa alta dipendenza energetica e infrastrutture non all’altezza dei tempi. Se poi saliranno i tassi, occhio a mutui variabili e scoperti. La recessione è a un passo.

È evidente che Trump il Volubile non colpisce solo la perfida Teheran con la sua sciocca guerra, il conflitto relativamente più costoso (16 miliardi di dollari nei primi dodici giorni) e peggio preparato della Storia. Non gli daranno il Nobel per la Pace. Ma la medaglia di latta come Trump Tax, la più dolorosa tassa globale dei nostri giorni, non gliela toglie nessuno. 

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