Il fantasma del Diritto Internazionale: se crollano le regole, resta solo la giungla

Dall'invasione dell'Ucraina ai raid in Iran: così i giganti della terra ignorano i patti dell'ONU. Il rischio di un mondo senza sanzioni dove conta solo la forza militare

Vincenzo MilanesiVincenzo Milanesi

Un fantasma si aggira per il mondo, diventato ormai villaggio globale. Quel fantasma è il diritto internazionale. Un diritto diverso da ciò che intendiamo per “diritto”, nel linguaggio quotidiano, intendendo un sistema giuridico che si struttura attraverso leggi, che prevedono sanzioni se non rispettate. Nel diritto internazionale invece le cose stanno diversamente. Le leggi del diritto internazionale che regola (o dovrebbe regolare) i rapporti tra Stati-nazione “sovrani” sono in realtà frutto di accordi tra di loro che valgono solo fino a che essi accettano di rispettare quegli accordi stessi, senza che ci sia un’autorità dotata della forza di farli rispettare. Le organizzazioni internazionali non sono “sovrane”, insomma, come invece gli Stati-nazione.

Oggi il diritto internazionale è in crisi. Perché? Dopo che alla fine della Seconda Guerra Mondiale si era stipulato il patto che vieta ad uno Stato di aggredire militarmente un altro Stato, come stabilito dalla Carta dell’Onu, quel patto alcuni Stati hanno deciso di non rispettarlo più. A cominciare dalla Russia di Putin che invade l’Ucraina, in nome di una “volontà di potenza” imperialistica. E ora dagli Usa di Trump, e da Israele, che attaccano l’Iran, e il Libano, dopo che Israele ha sterminato i Palestinesi di Gaza. Motivando gli attacchi come difesa “preventiva”. Anche se va ricordato che il primo a non rispettare quel patto, senza alcuna reale motivazione per farlo, è stato Bush junior con la sciagurata invasione dell’Iraq del 2003.

È stato così platealmente violato il primo principio del diritto internazionale: lo ius ad bellum cioè il diritto di fare la guerra ad un altro Stato, che la Carta dell’Onu riconosce solo ad uno Stato che è aggredito da un altro Stato, come diritto di difesa. Sicuramente lo ha violato la Russia invadendo l’Ucraina. Ma anche Usa e Israele. Il discorso in Medio Oriente, in verità, è più complesso, dove Hamas, Hezbollah e i Pasdaran hanno sistematicamente minacciato l’ “entità sionista”, cioè Israele, di eliminarla dalla faccia della terra, protetti da un regime meritevole di essere abbattuto, quello degli ayatollah, che massacra il suo stesso popolo. E questo fa una certa differenza.

Ma c’è anche un secondo principio del diritto internazionale, quello dello ius in bello: secondo il quale alcuni principi etici devono essere comunque rispettati.

L’Ucraina si difende da un’aggressione, e tutt’al più contrattacca come può, bombardando solo obiettivi militari in territorio nemico: mentre la Russia si accanisce sui civili ucraini, in ogni modo possibile, non rispettando in alcun modo lo ius in bello. Come ha fatto anche Israele a Gaza, in spregio del cosiddetto “principio di proporzionalità” quanto a danni (immensi) inferti alla popolazione civile. C’è il timore che accada oggi anche in Iran con le bombe “intelligenti”, e nel Libano invaso dalle truppe israeliane.

C’è però una cosa da non dimenticare: le democrazie liberali, come (ancora) sono Usa e Israele, hanno al loro interno gli anticorpi per renderle capaci di rispettare non solo lo ius ad bellum ma anche i principi dello ius in bello. Speriamo che quegli anticorpi entrino in azione. Prima che sia troppo tardi, per tutti. Perché senza diritto internazionale resta solo la legge del più forte. La legge della giungla, insomma.

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