Cosa nasconde l’avvertimento di Meloni al Colle
Dalla pressione della destra di Vannacci al rischio della legge elettorale: i dubbi e le opzioni sul tavolo di Palazzo Chigi di fronte al Quirinale

Al di là se si sia d’accordo sul merito del contendere e sul giudizio che ne dà il Radicale Riccardo Magi, quando dice che «Mattarella vuole integrare, mentre Meloni vuole segregare» i ragazzi stranieri, lo scontro frontale della premier con il capo dello Stato trasmette una certezza e due dubbi: la prima è che ormai Vannacci decide l’agenda del governo e che per contrastarlo Meloni è disposta a tutto.
Poi ci sono gli interrogativi. Il primo, ridotto all’osso, è: Giorgia teme il voto segreto sulla legge elettorale del primo ottobre al punto da mettere davvero in conto di precipitare il Paese alle urne se dovesse essere bocciata la sua ultima riforma per mano della sua stessa maggioranza? Pensa di sfruttare così la paralisi del “campo largo”, ancora incapace di darsi una leadership e un programma giocando d’anticipo?
Ma non le converrebbe prendere per buona sorte la facoltà di comandare il Paese altri dodici mesi, per poi andare al voto con il sistema attuale, che non la obbliga alla “scelta di Sophie” di imbarcare o meno Vannacci nell’alleanza? Per giunta sapendo che tra un anno forse questa alleanza sarà meno indigesta alle elìte, quando mezza Europa forse sarà dominata da governi di destra dopo le vittorie di Afd in Germania e Le Pen in Francia? Evidentemente il colpo di immagine del deficit ancora al 3,1% e la penuria di risorse per pensioni, fisco e flat tax spinge a chiudere i giochi prima della scadenza naturale.
Allora, mandando un avvertimento al Presidente, la premier sta forse preparando il terreno per scongiurare l’election day a giugno (insieme al voto a rischio nelle maggiori città) che le proporrebbe il Presidente? Magari pensa di indebolire l’autorevolezza di Mattarella in vista di uno scontro istituzionale sulla data delle elezioni? Perché ogni volta che un premier fa attaccare dai suoi media e dai suoi parlamentari il presidente della Repubblica, titolare del potere di sciogliere le Camere, viene il dubbio che lo faccia per fiaccarne le forze alla vigilia di una richiesta di andare alle urne. Che sempre trova nel custode della durata di una legislatura un fiero oppositore. Il capo dello Stato infatti, in quel caso potrebbe rimandarla alle Camere per farsi sfiduciare dalla sua stessa maggioranza, prospettiva umiliante assai; viceversa potrebbe accettare le dimissioni del premier, prenderne atto e sciogliere il Parlamento, dopo aver fatto le consultazioni e verificato che nessuno dei partiti sarebbe disposto a formare una nuova maggioranza. Insomma, le armi al Quirinale non mancano, tante le modalità suggerite dalla prassi istituzionale con cui può disturbare il manovratore di Palazzo Chigi.
Ma c’è un altro interrogativo che sorge: Meloni sa che non troverebbe sondaggisti pronti a garantirle che la maggioranza degli italiani e dei suoi stessi elettori apprezzerebbero una rottura con Mattarella? Troppo alta la popolarità del capo dello Stato da poterlo incalzare senza il rischio di farsi male. Giorgia questo lo sa bene e se messa alle strette dovrà fare una scelta che potrebbe comportare contraccolpi a urne chiuse, quando il Presidente avrà in mano le redini di tutto, specie se la partita tra i due poli finisse con un pareggio...
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