Il sentiero a ostacoli tra energia, difesa e voto
Per l’Istat, il governo ha mancato, pur se per poco, l’obiettivo di finanza pubblica. Di conseguenza l’Italia resta nella procedura europea per deficit eccessivo

Per l’Istituto Italiano di Statistica (Istat) il governo ha mancato, pur se per poco, l’obiettivo di Finanza Pubblica. Di conseguenza l’Italia resta nella procedura europea per deficit eccessivo. La motivazione è che l’indebitamento netto della Pubblica Amministrazione tuttora supera la linea ideale (il 3%) statuita dall’articolo 126 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (Ue). Significa che il Belpaese è fuori, per quanto di una minuzia, dai parametri del Patto di Stabilità e Crescita.
Che è un accordo per scongiurare divaricazioni eccessive nelle finanze pubbliche degli Stati membri, anche per evitare di destabilizzare la moneta comune, l’euro. Per l’Italia l’ultima versione del Patto la firmò proprio il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel dicembre del 2023. La considerò un compromesso positivo. Lo affermò sia per le clausole di flessibilità – se raggiunti gli obiettivi – relative a energia e difesa che per lo scomputo degli interessi dal deficit strutturale (ossia presente pure se l’economia “tira”).
Ovviamente il ministro Giorgetti si è detto dispiaciuto per aver mancato l’obiettivo. È opinione degli osservatori che presidente del Consiglio e ministro dell’Economia si siano fortemente impegnati in materia. Infatti l’obiettivo è sfuggito veramente per poco: 1,8 miliardi di euro. Resta che l’Italia permane nella procedura per deficit eccessivo, scattata nel giugno del 2024 quando la Commissione europea rilevò una nostra “deviazione persistente” rispetto ai parametri del patto di stabilità.
Comunque, il permanere tuttora dell’Italia ai bordi delle regole del Patto di Stabilità comporta per il governo una politica di bilancio più vincolata. Significa che l’esecutivo dovrà preparare l’ultima manovra di bilancio della Legislatura disponendo di margini ristretti.
Questo nel periodo per esso peggiore. Perché si apre un anno elettorale; e questo porta la classe politica ad avere aspettative di spesa pubblica elevate.
Tra le conseguenze di essere ancora in violazione del Patto di Stabilità c’è che il ricorso alle deroghe ai limiti di deficit consentite limita l’incidenza della politica finanziaria dell’esecutivo. Questo perché la normativa dell’Unione ammette l’attivazione delle clausole di salvaguardia (effetto della crisi geopolitica); ma impone che il relativo deficit, invece che aggiuntivo, debba restare entro il 3% previsto. Infatti, è solo la fuoriuscita dal suo meccanismo correttivo a evitare di computare nel deficit le spese aggiuntive per energia e difesa (circa 30 miliardi di euro).
Di conseguenza, ciò sarà un problema soprattutto per queste ultime, forse le più sacrificabili contando meno in termini di consenso.
In sintesi, per l’Unione europea il Patto di Stabilità è un accordo politico di disciplina di bilancio. Il cui senso travalica l’Ue. Perché, come ricorda il ministro Giorgetti, per un paese debitore l’affidabilità finanziaria presso i creditori conta più dei vincoli del Patto di Stabilità. Le cui regole però, certo modificabili, ne fanno da promemoria.
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