Il voto polarizzato da uno sviluppo non guidato
Dal trionfo dell'AfD in Meclemburgo alla vittoria della Linke a Berlino. La crisi dei partiti tradizionali segna una nuova rottura nella politica occidentale

Le elezioni nei Länder tedeschi confermano la tendenza alla polarizzazione che investe la politica. Come già in Sassonia-Anhalt, in Meclemburgo trionfa l’AfD; a Berlino, invece, vince la Linke, la sinistra radicale.
Una direzione di marcia non solo tedesca, ma che caratterizza l’intero Occidente, dagli Stati Uniti di Donald Trump alla Francia dove i prossimi sfidanti per l’Eliseo potrebbero essere Mélenchon e Le Pen, la sinistra e la destra estrema.
Al contempo, tra i democratici a stelle e strisce l’opposizione più decisa al trumpismo prende il volto di Sanders e Ocasio-Cortez, esponenti della corrente che non esita a definirsi “socialista”: parola sino a poco tempo fa impronunciabile negli Stati Uniti.
Quanto all’Italia cresce la destra estrema identitaria, evapora il centro, e la formazione principale della sinistra comincia a non farsi più scudo del “moderatismo”.
Segnali troppo diffusi perché si tratti di un caso.
Certo, a far da volano sono anche le diverse situazioni, nazionali e locali: il successo dell’AfD nelle terre orientali è inspiegabile senza tenere conto della mai sopita frustrazione dei cittadini dell’ex-Ddr nei confronti del fagocitante Ovest.
Ma è evidente che i partiti di matrice popolare, socialista e liberale, sono ovunque in difficoltà, puniti nelle urne perché ritenuti immobili.
Tanto che, per la prima volta nella storia della Germania post-bellica e riunificata, la Cdu, il partito del cancelliere Merz, resta fuori da un parlamento regionale. Dei liberali, alfieri del mercatismo puro, non vi è quasi più traccia: né a Est, né a Ovest.
Quando uno dei partiti storici riesce almeno a presidiare il suo bacino elettorale, come la Spd nel Meclemburgo, lo fa con una candidata, come la governatrice uscente Schwesig, capace di recuperare voti a sinistra.
A Berlino la Linke trionfa all’insegna di un programma incentrato sulla lotta a quel grande capitale immobiliare che, con la sua espansione e offerta abitativa rivolta a ceti medio-alti, ha stravolto il volto urbano e sociale della città, generando forti tensioni abitative.
Di più, Eralp, sua leader e possibile guida di un tripartito rosso-rosa-verde, è musulmana. A conferma che le grandi metropoli occidentali hanno introiettato la differenza religiosa e culturale, come si era già visto a New York con Mamdani e a Londra con Khan, primi cittadini di analoga fede. Ostilità che – a conferma della frattura centro/ periferia, città/campagna – permane invece nei piccoli centri.
In crisi, dunque, sono le formazioni che si limitano a razionalizzare i processi economici e sociali senza provare a indirizzarli, facendo lievitare gli scontenti della globalizzazione e dell’accumulazione diseguale che caratterizza il nostro tempo.
Come già prima del grande compromesso tra mercato e stato sociale del secolo scorso, è lo sviluppo senza regole delle forze produttive, con le tensioni che ne derivano, a polarizzare la politica.
Riproduzione riservata © il Nord Est



