Effetto domino nella Lega dopo le parole di Fontana: a sorridere è solo Vannacci
Veder messa a rischio la solidità del Carroccio come partner affidabile preoccupa la premier Meloni e nello stesso tempo fa ringalluzzire il generale

In una calda mattina di mezza estate, a un mese dal raduno di Pontida, scoppia l’incendio nella Lega e l’effetto domino si riverbera su concorrenti e alleati: se Roberto Vannacci sorride, Giorgia Meloni si inquieta e aspetta che la tempesta passi.
La prima reazione al ruvido invito del governatore a fare un passo indietro, Matteo Salvini non a caso la affida al deputato lombardo più di provata fede, Igor Iezzi.
E trasmette il fastidio già diramato dopo i rimbrotti del fronte del nord: parole irrispettose verso i militanti che hanno confermato il Capitano segretario al congresso, un conto è parlare di temi come si fa al tavolo dei territori convocato da Salvini, altro chiedere passi indietro e ritocchi allo statuto, violando una regola del partito. Se non è una minaccia velata di ritorsioni, certo è un ponte levatoio alzato per non far entrare gli infedeli nel castello fortificato. Con una chiosa al veleno: è un dibattito da ‘Prima Repubblica’, visto che si parla di posti e poltrone...
Ma detto questo, è evidente l’impatto della prima richiesta di dimissioni in tredici anni di segreteria Salvini: impatto tanto più urticante in quanto frutto del malcontento della regione più ricca d’Italia, che ospita la truppa di militanti forieri da tre decenni di linfa preziosa al movimento fondato da Bossi. Nonché della regione che ha dato i natali allo stesso segretario, mai poco amato nella sua terra d’origine come ora.
Naturale poi che alle parole di Fontana si associ subito uno dei più critici verso la gestione Salvini, come l’ex ministro bossiano Roberto Castelli, contento di constatare che qualcuno «trova il coraggio di mettere in discussione la politica romano-centrica del Partito ed esce allo scoperto interpretando il sentimento dei leghisti fedeli ai valori di Alberto da Giussano».
Insomma, dopo le critiche del segretario regionale lombardo e capogruppo Massimiliano Romeo e dopo il petardo lanciato da Fontana, le domande che sorgono ora sono molteplici: servirà a smuovere la palude dove ristagnano da oltre un anno le proteste di chi vorrebbe vedere le ragioni del nord di nuovo al centro dell’azione leghista?
Servirà questa provocazione a far uscire dalle loro “comfort zone” i big del nord est, come Luca Zaia e Massimiliano Fedriga?
Di sicuro questa uscita di un pezzo da novanta della Lega e del nord produttivo, come Attilio Fontana, disturba il cammino che Giorgia Meloni vorrebbe vedere il più possibile quieto sul fronte interno della sua maggioranza, specie con una legge di bilancio da mettere in piedi a corto di risorse e quindi ancor più difficile da comporre.
Veder messa a rischio la solidità della Lega come partner affidabile preoccupa la premier ma nello stesso tempo fa ringalluzzire ancor di più Roberto Vannacci: che delle disgrazie di Salvini non può che cibarsi per ingrossare il suo movimento.
Se è vero che dopo questa detronizzazione evocata, molte camicie verdi elette nel 2022 forse si sentiranno più al sicuro tra le braccia del generale.
Mettendo a nudo la debolezza di Salvini, Fontana però potrebbe fare un favore alla concorrenza di Futuro nazionale, specie se tutta questa agitazione non porterà ad una svolta, come par di capire.
Visto che nessuno a un anno dalle politiche può chiedere un congresso straordinario per cambiare segretario, né Salvini potrà accettare di buon grado di passare il testimone a un qualsiasi triumvirato.
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