Le Pmi del Nordest restano ai margini dell’innovazione digitale e dell’AI

L’indagine condotta tra gli imprenditori di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Mentre fra le grandi gli investimenti in tecnologie aumentano in 8 casi su 10, l’idea che i costi siano alti o che non ce ne sia bisogno prevale fra le piccole

Daniele Marini

Gli investimenti nell’innovazione digitale e nell’Intelligenza Artificiale (AI) sono un banco di prova per la competitività delle imprese.

I risultati dell’ultima rilevazione della Bussola dell’Economia del Nordest (Ben), volta a rilevare gli orientamenti di un ampio gruppo di testimoni privilegiati fra imprenditori e manager di micro e piccole imprese, interpellati da Community Research&Analysis per il gruppo Nem - editore di questo giornale - con il sostegno di Finergis, evidenziano come su questi versanti le aziende si stiano affacciando ancora timidamente.

I processi risultano fortemente polarizzati in relazione alla dimensione delle stesse, con le micro (fino a nove addetti) in posizione di maggiore cautela, da un lato; e, dall’altro, le più grandi (oltre i 50 addetti) fortemente impegnate negli investimenti nelle innovazioni digitali e nell’AI.

Infatti, il 46,1% ritiene che le aziende del proprio settore abbiano aumentato gli investimenti negli ultimi anni, mentre il 38,3% valuta siano rimasti invariati.

Solo per il 3,2% sono diminuiti, ma ben il 12,4% pensa che non abbiano realizzato alcun investimento.

Le differenze più marcate sono in relazione alle dimensioni.

Se per le micro (fino a nove addetti) il 43,9% pare essere coinvolto in un incremento dei processi di innovazione, tale quota aumenta al 48,8% fra le piccole (10-49 addetti), per raggiungere il 77,8% fra le più strutturate (oltre 50 addetti).

Quindi, sono le più grandi ad aprire la strada alle innovazioni digitali.

I motivi delle resistenze negli investimenti nelle tecnologie digitali sono dovuti ai costi ritenuti eccessivi (35,7%), soprattutto per le piccole.

Ma è interessante notare come al secondo posto si ponga una questione culturale: il 18,9% degli interpellati ritiene che il problema principale sia legato al fatto che l’innovazione non è percepita come un bisogno.

Seguono l’incertezza della domanda per beni e servizi innovativi (14,2%) e la carenza di personale qualificato (12,8%).

Quindi, una questione strutturale (costi), soprattutto per le dimensioni d’impresa più piccole, e una culturale (bisogno) vanno a braccetto nel frenare gli investimenti nelle innovazioni digitali.

In prospettiva, le imprese per rimanere competitive su quali leve dovranno agire?

Il 19,8% è incerto, in particolare nei servizi (29,1%). Il 54,2% non intravede nell’introduzione dell’AI un fattore strategico per la crescita e la competitività dell’impresa, mettendo l’accento principalmente sull’attenzione nella salvaguardia dei posti di lavoro che non devono essere penalizzati.

Tale orientamento protettivo dell’occupazione, a scapito dell’introduzione dell’AI, è diffuso in particolare fra le microaziende (58,1%, meno di nove addetti), mentre fra le più strutturate prevale l’idea che necessariamente l’AI dovrà essere introdotta, ma riqualificando i lavoratori (55,6%, oltre 50 addetti).

Siamo così di fronte a due visioni diverse nella prospettiva di declinare nei processi produttivi le innovazioni digitali e l’AI.

Che le concezioni su questi versanti non siano univoche è confermato dagli effetti previsti dalla loro introduzione.

Fra i vantaggi, gli interpellati prefigurano soprattutto la capacità di elaborare grandi masse di dati (59,8%) e l’eliminazione dei lavori più ripetitivi (41,4%).

Viceversa, gli svantaggi maggiori sono identificati nella riduzione dei posti di lavoro (55,9%) e la diminuzione della creatività nelle decisioni (53,4%).

Alla fine, volendo fare un bilancio e capire se prevarranno vantaggi o svantaggi, otteniamo che gli svantaggi (44,6%) superano i vantaggi (40,5%) attesi.

Quindi, si potrebbe affermare che presso la platea dei piccoli imprenditori prevalgano i timori di conseguenze negative, rispetto alle opportunità che innovazioni digitali e AI possano apportare alla competitività delle imprese.

Ritorna così, infine, la questione dell’approccio al cambiamento generato dalle innovazioni.

Una visione che polarizza nuovamente gli interpellati in modo equivalente.

Da un lato, chi intravede in queste una mera evoluzione tecnologica (42,6%) e chi, dall’altro, la interpreta invece come un cambiamento epocale (42,7%) nel modo di fare business e impresa.

Così, l’avvento delle tecnologie digitali e dell’AI non richiede solo uno sforzo economico e organizzativo per le imprese, ma soprattutto una discontinuità culturale.

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