Le nebulose coordinate che definiscono il campo largo

Una formula di successo che svela al contempo la natura del progetto e la difficoltà di delinearlo

Fabio BordignonFabio Bordignon

Ancora lontano e indecifrabile nella nebbia delle mozioni parlamentari, l’orizzonte dell’unità delle opposizioni ha ripreso forma nella piazza per l’Iran. E il “luogo” evocato dagli addetti ai lavori, nel tentativo di tracciarne le coordinate, è sempre lo stesso: campo largo.

Formula di successo, considerata la persistenza nel dibattito politico, ma che svela al contempo la natura nebulosa del progetto: la difficoltà nel definirlo.

Dove nasce? Chi l’ha coniata? Le cronache ne assegnano la paternità a Enrico Letta. Come ha ricostruito per Treccani il linguista Michele Cortelazzo, il suo utilizzo politico è molto antecedente, anche se comunque riconducibile all’area prodiana, largamente intesa.

Di certo, l’ex capo del Nazareno ne ha fatto ricorso. E gli è rimasta appiccicata. Associata all’idea che sia possibile, anzi necessario, radunare nello stesso recinto politico il Pd, la sinistra rosso-verde, il M5s e altre formazioni centriste a più o meno spiccato orientamento terzista.

Ma qualcuno “scappa” sempre, per strategia elettorale o distinguo programmatici. In Parlamento questa settimana è stato Conte a distinguersi, come spesso gli capita sulla politica internazionale.

Mentre ieri si è tenuta una seconda manifestazione in sostegno alla protesta iraniana, quella organizzata dal Partito radicale con la presenza di Calenda.

Indisponibile l’etichetta di centro-sinistra (con o senza trattino), ormai occupata dal M5s la categoria di “progressista”, già (ab)usati “cantiere”, “progetto”, persino l’ossimoro “Unione”, non resta che campo. Possibilmente largo: il più largo possibile. Così, a dispetto delle ironie e delle ristrettezze in cui versano i protagonisti, l’immagine campestre rimane l’unica... in campo. L’unico “marchio” a disposizione.

A proposito di brand, chissà se, ai tempi delle ultime elezioni, il segretario Pd faceva la spesa da Lidl, sui cui scaffali “campeggia” l’etichetta: Campo largo, Lenticchie; Campo largo, Fagioli rossi. È più semplice, a quanto pare, mettere insieme un mix di legumi che i riottosi partner potenziali dello schieramento anti-Meloni. Cambiando... campo, non ha avuto per ora migliore fortuna nemmeno il campo largo di Cesc Fabregas, che ha fatto spostare le linee del Sinigaglia per fare spazio ai terzini del Como.

Più efficace risulterebbe la metafora cinematografica, dove però il campo è “lungo”: long shot, che in inglese, attenzione, sta anche per impresa ardua, senza speranza. L’idea rimane comunque quella di una inquadratura ampia, come quella delle immancabili foto che, in occasione delle rare iniziative a partecipazione congiunta dei partiti dell’area, ritraggono i loro leader tutti (o quasi tutti) insieme.

Uno “scatto” che appare quanto mai necessario, indipendentemente dalla fondatezza delle voci sul voto anticipato. Uno scatto capace di contenere, idealmente, tutte le sensibilità dell’ipotetico schieramento e farlo apparire una alternativa credibile.

Di fare apparire compatibili posizioni spesso distinte e distanti, dal lavoro alla giustizia alla politica estera. Vasto programma! – diranno a destra, dove comunque non scherzano. Campo largo! – dicono... dall’altra parte.

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