Allarme Istat, l'Italia perde 13 milioni di residenti al 2080: così l'inverno demografico travolge il lavoro

Le previsioni dell'istituto sul crollo della popolazione in età lavorativa. Le ricette per compensare il vuoto: occupazione femminile, lavoro per over 65 e tecnologia

Francesco MorosiniFrancesco Morosini

L’Istat fotografa l’Italia per spiegarla. Le “Previsioni sulla popolazione residente” del 31 agosto affrontano la questione demografica. La contrazione della popolazione, o inverno demografico, è evidente. Infatti, nel 2080 ci saranno 13 milioni di residenti in meno rispetto al 2025.

Ovvio l’impatto di ciò sul Paese. In particolare lo si vedrà nel mercato del lavoro. Perché la domanda di imprese e Pubblica Amministrazione dovrà rapportarsi ad un bacino di popolazione progressivamente più ristretto. La carenza riguarderà soprattutto le coorti di età (la popolazione in età lavorativa) tra i 15 e i 64 anni. In linea ipotetica, il costo del lavoro potrebbe crescere contraendosene l’offerta.

Nondimeno, è un esito difficile da determinare per l’impatto dell’evoluzione tecnologica (automazione), dell’immigrazione e di una domanda frammentata di nuovi profili professionali. Comunque, l’Istat ragiona su come compensare i prossimi vuoti d’offerta nel mercato del lavoro. L’Istituto parte da un suo difetto cronico: la bassa partecipazione ad esso (occupati) specie in senso di genere e anagrafico.

Dipende dalla forte presenza di persone inattive. Attenzione, è una definizione statistica; è altra cosa dal fenomeno del “rifiuto del lavoro”. Tant’è che riguarda molto la popolazione femminile. Per Istat una prima compensazione all’inverno demografico consisterebbe nell’alzare il tasso di attività (rapporto tra la forza lavoro attiva e la popolazione di 15 e più anni). In particolare, l’incremento dell’attività femminile combatte il calo demografico. Infatti, nei paesi sviluppati esiste una correlazione positiva tra natalità e tassi di attività femminile.

Quindi la poca natalità in Italia dipende anche dalla bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro. L’Istat vede nel “lavoro anziano” un’altra compensazione al crollo demografico. Inoltre sono coorti di popolazione che, se attive, innalzano il tasso di attività e quindi l’economia del Paese. Possibile a patto di adattare le professionalità domandate dall’economia a queste coorti di età. Dovrebbe aiutare la spinta tecnologica. Una speranza l’offre il professor Hamaui (Cattolica), riportando un lavoro del Nber (l’Istat USA). Lo studio afferma che l’introduzione di tecnologie labour-saving ad alta produttività compensa il calo demografico. Insomma, ne toglie la drammaticità. Se valido, rappresenta la speranza, tipicamente occidentale, della scienza come ultima risposta ai problemi. Comunque pure in questo caso è evidente che gli automatismi di mercato, pur decisivi, richiedono l’accompagnamento di politiche pubbliche.

Altro fattore di compensazione è l’immigrazione. Per l’Istat essa può rallentare senza però invertire il declino demografico. La sua è una sfida che si lega a quella tecnologica. Perché solo la sua professionalizzazione potrà evitare concorrenza al ribasso sul mercato del lavoro e conseguenti rischi politici. Ottimismo o pessimismo? La sfida è aperta. All’Istat il merito di avvisarci sul problema.

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