Il “ratto” di Maduro e l’Era degli Imperi: il ritorno della forza sulla legge

L’intervento americano in Venezuela segna il tramonto definitivo del multilateralismo e inaugura una nuova fase geopolitica dominata dalle sfere d’influenza

Renzo GuoloRenzo Guolo

L’intervento americano in Venezuela, che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro, non è che l’ennesimo episodio dell’avvento dell’Era degli Imperi, nella quale siamo stati catapultati dopo la fine dell’illusione unipolarista e il fallimento della globalizzazione.

Questo scuro tempo, in cui affondano anche le ultime vestigia del multilateralismo e del diritto internazionale, si presenta con il volto di tre grandi domini, Stati Uniti, Cina, Russia, strategicamente in competizione tra loro ma tatticamente convergenti nei metodi. Se non si comprendono i tratti assunti dal nuovo scenario, persino le immagini del presidente venezuelano a bordo di una nave Usa in manette e occhi bendati , o tra due agenti in carcere a Brooklyn, dicono poco.

Invece, racconta molto la prova di forza americana contro uno stato sovrano, conclusasi con il “ratto” da parte della Delta Force del suo massimo esponente istituzionale ritenuto complice del narcotraffico. In casi simili, in un mondo in cui vige il diritto e non la forza, lo strumento per far valere il rispetto della legalità è la richiesta di estradizione. Oppure la pressione diplomatica. Ma qui il narcotraffico è poco più che un pretesto. La realtà è quella espressa, senza troppe maschere, da Trump nella conferenza stampa seguita al “ prelevamento” di Maduro.

L’America, ha detto senza falsi diplomatismi The Donald, non consentirà che nel “suo” emisfero, - quello occidentale che comprende innanzitutto le due Americhe e l’Artico, ma sembra avere confini assai più estesi e mobili-, competitori strategici, nemici politici e ideologici, criminali, possano ostacolare i suoi propositi. Da qui la riproposizione di un classico caposaldo a stelle e strisce, la Dottrina Monroe che, sin dal 1823, definisce il perimetro degli interessi americani a sud del Rio Grande e, dal 1904, è stata integrata dall’addendo di Theodore Roosevelt sul diritto d’intervento in quella stessa area. Dottrina ora dilatata da Trump che, egolatricamente, l’ha ribattezzata con l’acronimo “ Donroe”.

Il corollario Trump stabilisce che il Venezuela è “proprietà” americana. Dato di fatto ribadito con l’annuncio del tycoon di affidare il controllo del paese caraibico, e soprattutto la sua grande industria petrolifera, alla gestione statunitense. Oltre che con il minaccioso avviso agli ultimi aficionados di Maduro, compresa la nuova presidente a interim Rodriguez: se non cederanno all’ineluttabile, l’America tornerà, questa volta mettendo gli “stivali sul terreno” .

Il blitz a Caracas, che realizza operativamente i principi della dottrina di sicurezza nazionale recentemente varata, consente agli Usa non solo di liberarsi di un nemico ideologico nel “giardino di casa”, ma di infliggere un colpo anche a Cina, Russia e Iran, alleate del Venezuela madurista.

La “nuova” concezione americana vuole, infatti, la scena mondiale controllata dai Tre Grandi Imperi che esercitano pieno dominio nella propria sfera d’influenza ma competono tra loro. Un quadro che presuppone il definitivo crollo del fragile ordine mondiale post-bipolare, oltre che del multilateralismo e del diritto internazionale che vi erano strettamente collegati. Un passaggio d’epoca gravido di incognite : in un simile ambiente, dominato dalla forza e non dal diritto, tutto è lecito.

Oggi è toccato al Venezuela , ieri all’Ucraina, domani potrebbe essere la volta di Taiwan o della Groenlandia, danese ma artica, dunque, americana per Washington.

In questo rischioso panorama geopolitico, in cui i precedenti si accumulano, gli europei giungono, ancora una volta, alla sfida impreparati e divisi: alcuni sono assai cauti con Trump, mettendo l’accento sulla caduta dell’inviso Maduro più che sul rispetto del diritto internazionale. Altri, come il governo italiano, ritengono legittimo l’intervento Usa, sacrificando la difesa del diritto internazionale all’affinità ideologica. Solo la Spagna parla esplicitamente di violazione del diritto internazionale e di orizzonte bellicista. Mala tempora currunt!

Riproduzione riservata © il Nord Est