L’Indipendenza (e la geopolitica) non è più quella di una volta
L’America festeggia i suoi primi 250 anni, ma lo spirito dell’evento è ben diverso dai principi su cui si fonda la Costituzione. Nel frattempo, l’Iran beffa Trump, la Cina sogna Taiwan e l’Europa è, come sempre, immobile

Donald Trump ha preso in ostaggio il compleanno degli Stati Uniti con una retorica lontanissima dal sacro principio fondante secondo cui “tutti gli uomini sono stati creati uguali” e hanno “certi diritti inalienabili” fra cui “la Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità”. Papa Leone gli risponde con un gesto solenne e importante, andando a festeggiare il 4 luglio a Lampedusa e pregando con i migranti, perché sa bene di che pasta è fatta l’anima del globo, visto che ha sangue francese, italiano, spagnolo e creolo, mentre il Presidente a stelle e strisce è di origine tedesca, Vance è scoto-irlandese, e Rubio vanta avi casalesi e cubani.
I sanguinari iraniani sfidano la Casa Bianca con quattro giorni di funerali per la loro guida politica e spirituale, come per dire “siamo ancora qui, non ci avete fatto un baffo”. La Cina osserva, sogna Taiwan e fa grandi manovre militari. L’Europa cerca di ritrovarsi nell’Unione e nella Nato, alla faccia del Tycoon e dell’imperialista Putin. Succederà qualcosa, nei prossimi mesi.
Gli ideale dell’Indipendenza sono ormai lontani
Il leader americano che nega il cambiamento climatico ha organizzato una festa a 40 gradi, temperatura anomala, appena un grado sotto il massimo storico del luglio 1930. Alla vigilia, ispirato da un ghostwriter che pare imbevuto di Mein Kampf, ha assicurato che gli States sono “la nazione più eccezionale mai esistita nella storia umana”, denunciato i comunisti quale “minaccia mortale alla libertà americana”, e invocato una riforma elettorale che permetterà ai repubblicani di “non perdere un’elezione per i prossimi 100 anni”, roba da Reich millenario.
Trump scorda che i veri americani sono i nativi sterminati nell’Ottocento e che, se Cheyenne e Comanche avessero avuto le stesse idee e la stessa forza, oggi il presidente degli Usa si chiamerebbe Toro Seduto. Chiama “animali” i migranti che per lui “non sono persone”; odia l’Europa perché gli ricorda le regole di convivenza e solidarietà che sta cercando di cancellare in nome del profitto di pochi. Promette il ritorno a un’età dell’oro che non c’è mai stata.
I diplomatici iraniani, gente che ha studiato nei migliori atenei anglosassoni prima di giurare fedeltà all’odiosa repubblica islamica, si fanno beffe di lui. La guerra, in fondo, non l’hanno persa, dunque l’hanno vinta. Il Medio Oriente non sarà più come prima per anni, la reazione israeliana all’attacco terrorista del 7 ottobre rende impossibile un ritorno allo status quo precedente.
Nel caos, l’appello all’Europa
«È una crisi epocale», avverte Prevost che chiede all’Ue «un esame di coscienza per non sprofondare nella barbarie». Pensa ai rifugiati e non solo. Così il primo papa americano richiama il ruolo che tocca ai Ventisette, baluardo di democrazia e solidarietà, almeno sulla carta.
Spaventati dal rischio di una svolta radicale e potenzialmente distruttiva (vedi presidenziali francesi) gli europei tentano di ritrovarsi per difendere i propri valori a Bruxelles, con l’Ucraina e in seno alla Nato. Il vertice dell’Alleanza di Ankara può dire molte cose. Può e deve essere l’inizio della scelta fra chi dice che si stava meglio prima (come Trump e non è vero) e chi vuole andare avanti oltre le risse multilaterali per evitare altre tragedie. Accadono molte cose sul pianeta Terra e una cosa è certa: non si può restare a guardare.
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