
La fine di un immaginario: che cosa è successo al sogno americano?
Dalle basi Nato di Aviano e Vicenza agli anni Ottanta, fino al crollo dell’atlantismo e alla fragilità delle nuove generazioni: cosa resta oggi di quell’orizzonte di promesse
Per noi cresciuti a nord est negli anni della Guerra Fredda il sogno americano era qualcosa di più concreto di una pubblicità delle Marlboro o di una puntata dei Robinson. Le basi Nato, arrivate dopo la guerra mondiale ad Aviano e a Vicenza, si erano insediate in un territorio fecondo, tra città di pianura e fabbriche giovani piene di ottimistico slancio, in una geografia che evocava linee piatte all’orizzonte e una certa attitudine da pionieri alla conquista dell’West.
Non erano arrivati solo i maneggi con la monta all’americana, i pick-up Chevrolet nelle nostre strade di campagna, le partite di baseball nelle scuole, le sere al pub dove trovavi i cheeseburger quando ancora le piazze delle città non erano punteggiate da locali con hamburger gourmet da diverse libbre, i bar dove sentivi parlare inglese e vedevi i ragazzi in maniche corte a gennaio. Non c’era solo la grande pista illuminata che ci fermavamo a guardare la sera tornando dalle gite in montagna, i decolli degli F16 che da bambini ci affascinavano senza troppe domande.
C’era qualcosa di più sottile che si disperdeva nell’aria con la volatilità delle grandi speranze
Una certa idea di possibilità, la sensazione che il mondo fosse qualcosa di sconfinato e aperto che avremmo potuto facilmente conquistare se solo fossimo stati abbastanza disciplinati e talentuosi da meritarcelo, se come Lo Svedese in un libro di Philip Roth ci fossimo applicati per il meglio.
Erano gli spensierati anni Ottanta, volevamo lasciarci alle spalle le complicazioni violente e cupe della nostra Europa, e il sogno americano si incarnava nel rilancio dei consumi, nei colori Kodak, nei telefilm del pomeriggio, nei romanzi americani che scalavano le classifiche e nei drama thriller che ci mostravano come la giustizia trionfasse sempre sul male.
Erano anni ispirati. Perché il sogno americano è stato a lungo questo: la capacità di produrre un orizzonte di miti e promesse, un immaginario desiderabile, innocente come un bambino.
E qui, nel confine orientale, il sogno luccicava con maggiore intensità perché trovava un controcanto perfetto nella voglia di una provincia di farsi grande, di mandare i propri figli a studiare all’estero, di vederli combattivi e vincenti per i loro meriti, una provincia piena di ambizioni, pregiudizi e grandi convinzioni che era lo specchio perfetto dell’America lontana.
Un territorio che sognava l’ovest con più forza perché aveva l’Est alle porte
Ma lo stesso Philip Roth ci aveva messo in guardia quando scriveva: «La tragedia dell’America è che pretende l’innocenza». Pretendere l’innocenza significa anche poter fare quello che si desidera senza rendere conto alle regole.
Ne avevamo avuto un assaggio nel 1999, con la decisione della Nato di intraprendere un’azione militare contro la Serbia anche senza l’approvazione dell’Onu. Ma in quel caso non ci siamo troppo preoccupati, tutto sommato si trattava dei soliti bellicosi Balcani.
Con l’inizio del nuovo millennio quell’orizzonte di ottimismo e libertà ha iniziato a incrinarsi.
L’11 settembre è stato l’ultimo atto della capacità, tutta americana, di creare simboli vasti come una nazione e renderli figure archetipiche nelle vite di ognuno di noi: tutti, nella vecchia Europa, ricordiamo cosa stavamo facendo nel momento in cui le torri crollarono, quando l’America smise di essere invincibile come i suoi super eroi.
Sono passati gli anni e poi i decenni, è tornata la guerra in Europa e i due leoni della cortina di ferro hanno ricominciato a ruggire: da noi hanno ripreso a circolare parole come “atlantismo”, ripetute con insistenza imperiosa perché non trapelasse nessuna esitazione, come a una festa in cui si alza la musica e la si alza ancora per continuare a ballare e non sentire le sirene d’allarme che dicono che la festa è finita.
D’improvviso la crepa ha iniziato a diffondersi come una scintilla impazzita: il fratello maggiore americano è diventato uno sconosciuto dal profilo minaccioso e imprevedibile, uno psicopatico addirittura, a cui rivolgersi blandendolo come si fa con il folle che sta per compiere un gesto assurdo e bisogna dissuaderlo senza poter usare la ragione ma solo la lusinga.
L’America è cambiata, la sua potenza oggi appare molto più quella della forza militare e delle minacce economiche, e molto meno quella della persuasione, come se avesse perso la capacità di proporci un modello da desiderare, un sogno capace di sollevarci l’umore.
La parola “atlantismo” è improvvisamente scomparsa dagli editoriali italiani
Il crollo del sogno americano ha avuto come immediata conseguenza lo smascheramento dell’insufficienza di un’Europa che, cresciuta all’ombra dell’immaginario altrui, si è trovata improvvisamente priva di una narrazione collettiva in grado di generare nuovi sogni.
E cosa accade a nord est, in quella terra gemella che brillava di industriosità e fiducia nella vita? Cosa accade ai figli di quel confine orientale così propenso a sognare l’West?
Accade che i figli diventano fragili, non sognano più le vite di supereroi. Gli F16 decollano senza evocare più l’avventura dei Top Gun ma sono solo un’onda di rumore che squarcia il cielo e fa tremare le spalle. Però in questo mondo impaurito che non ha più un racconto a cui aggrapparsi, dove gli adulti non vanno a votare e non vanno in pensione, è proprio ai ragazzini che è meglio guardare, per sognare, come Elsa Morante, che possano salvare il mondo. Ora che il racconto di sé e dei propri desideri non arriva più da un altrove, sono gli unici che possono immaginare un gesto come quello del Barone Rampante che salì sugli alberi e non scese più: per guardare il mondo da un’altra prospettiva e sovvertirlo.
E quale luogo migliore per salire sugli alberi e cambiare prospettiva che le campagne di queste pianure a nord est – attorno ad Aviano, attorno a Vicenza – dove l’orizzonte è piatto e induce lo sguardo a spingersi lontano, a fare di nuovo sogni smisurati?
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