Il rapporto più civile tra Meloni e Schlein

L’esistenza di un canale di comunicazione, pubblico e privato, tra le leader dei due principali partiti è comunque un “dato” non trascurabile

Fabio BordignonFabio Bordignon

«E brava Elly»: così – raccontano le cronache – avrebbe reagito Giorgia Meloni all’intervento in Parlamento dell’avversaria, che difendeva il nostro Paese, ma anche il nostro governo e la presidente del Consiglio, dagli attacchi ricevuti da Donald Trump. Gesto che ha sorpreso tutti. Sorprende, soprattutto, rispetto ai canoni di una politica tutta muscoli e mazzate social.

Ma non dovrebbe essere questa la normalità? La normalità di un confronto nel quale il Paese viene comunque “prima”. Nel quale lo Stato è di tutti, non di chi lo guida pro tempore, e, di fronte alle minacce esterne, ci si compatta sotto la stessa bandiera, superando le asprezze della dialettica tra le parti?

No, non è questa la normalità cui siamo abituati. Indipendentemente dal fatto che la polarizzazione sia reale o artificiosa, che derivi da opposte visioni del mondo o dalla volontà di strappare un applauso o un like.

Resta che lo spettacolo della politica mediatizzata è, il più delle volte, poco edificante. Basato sulla logica elementare secondo la quale, se l’avversario sta da una parte, ci si precipita subito dalla parte opposta. Se l’avversario è in difficoltà, è il momento di picchiare duro. Se torna sui propri passi, è l’ora di schernire e rimarcare le contraddizioni.

Anche piccole deviazioni rispetto a questo schema, allora, possono fare la differenza. Riconoscere che l’avversario, talvolta, può anche azzeccare qualche mossa. Trovarsi, anche solo per sbaglio, dalla parte giusta. Non siamo così ingenui da non vedere la strategia dietro certe mosse. I buoni consigli di avveduti consiglieri.

È già stato sottolineato come la svolta istituzionale di Schlein serva ad accreditarsi, in Italia e all’estero, come leader credibile, responsabile: futura leader di governo. In modo speculare, è evidente come, ancor prima del referendum, Meloni sia tornata ad aprire un dialogo con l’opposizione nel primo, vero momento di difficoltà. Da molto prima aveva scelto Schlein come interlocutrice privilegiata, tra gli oppositori. Secondo alcuni, l’avversaria preferita: la più facile da battere. L’esistenza di un canale di comunicazione, pubblico e privato, tra le leader dei due principali partiti è comunque un “dato” non trascurabile. Tanto più in fasi così incerte e gravide di rischi, sul piano politico ed economico, domestico e internazionale: tali da imporre una chiamata all’unità e agli interessi generali dell’Italia.

Poco importa, allora, se questo cercarsi reciprocamente sia frutto del calcolo o del caso. Se la ricerca di un registro più disteso sia l’esito paradossale delle derive del trumpismo. Ci piace pensare che possa dare un piccolo contributo a svelenire un clima divenuto tossico, a de-polarizzare, almeno un po’, lo scontro tra le diverse “italie”. Che non sia accidentale che la svolta coincida con il profilarsi di una corsa tutta al femminile.

E che dalla reciproca legittimazione tra le due capo-partito possa derivane qualche beneficio in termini di ri-legittimazione delle istituzioni.

Tutto questo non riavvicinerà i cittadini dalla politica. Ma magari, per una volta, non li spingerà ancora più lontano. Mostrando che un’altra politica è possibile. 

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