Guerre, il peso del fattore religioso
Oggi il fattore religioso ha assunto anche altrove un ruolo di importanza notevolissima, imprevista solo pochi decenni fa

C’è un aspetto che si corre il rischio di sottovalutare. È il ruolo che hanno assunto le religioni nella politica degli Stati. O almeno di alcuni Stati.
Da molto tempo, in verità, siamo abituati a considerare il fanatismo religioso come determinante negli Stati musulmani; anche se non in tutti, dove più dove meno, naturalmente. In quella cultura, politica e religione sono tra loro strettamente legate, anche se nei secoli lo sono state in modi diversi.
Ma oggi gli effetti dell’”Islam politico” condizionano potentemente i Paesi che hanno nella Shari’a il baricentro della loro vita politica e civile. Con ovvie conseguenze, come ben sappiamo, anche al di fuori di quei Paesi.
Oggi però il fattore religioso ha assunto anche altrove un ruolo di importanza notevolissima, imprevista solo pochi decenni fa. Basta guardare lo Stato di Israele, dove il fondamentalismo ebraico condiziona ormai, attraverso il ruolo assunto da alcuni partiti pur minoritari nella società israeliana, in modo pesantissimo la politica di quel Paese, con esiti sconcertanti e drammatici, come in Palestina in questi ultimi anni.
E come testimonia l’allontanamento dalla cosiddetta “cultura occidentale” di Israele, dove lo “Stato di diritto” è ormai in grave pericolo. Come dimostra la legge recentissima che prevede la pena di morte solo per i colpevoli palestinesi di terrorismo. Ma anche in Europa, in Russia, il patriarca cristiano-ortodosso Kirill di Mosca proclama la “guerra santa”, una crociata, contro il mondo occidentale e benedice i soldati russi mandati al macello in Ucraina.
Quel mondo è definito “degenerato” proprio perché condivide i valori della cultura occidentale, sviluppatasi da secoli in Europa, fondata sui valori etico-politici della liberal-democrazia che tutela i diritti degli individui in un clima di rispetto della coscienza di ciascuno di essi, senza distinzioni.
Ma il punto è che lo stesso concetto di “civiltà occidentale”, con tutta la sua complessità, si sta ormai dissolvendo per effetto sempre più forte del fondamentalismo religioso di matrice protestante, cristiano-evangelica, sul mondo Maga.
Sconcertano (e disgustano) le scene dei religiosi cristiano-evangelici (portatori dei voti della destra del Partito Repubblicano) che pregano con (e per) il presidente Trump alla Casa Bianca, mentre il medesimo presidente sta cercando di demolire la democrazia Usa, e in spregio a ogni principio morale vuole imporre al mondo, con la logica della forza militare, senza rispetto alcuno del diritto altrui, gli interessi economici americani (e quelli suoi e degli amici suoi), ammiccando a Vladimir Putin.
Solo la Chiesa cattolica, e le confessioni cristiane nell’Europa occidentale, difendono i valori più autentici del Cristianesimo, quelli che, nella modernità da Erasmo da Rotterdam in poi, condannano le guerre di aggressione, pur ritenendo legittima la difesa dei proprio Paese dalle aspirazioni imperialistiche altrui, nella consapevolezza che così facendo si difende anche quella costellazione di valori etico-politici nata della fusione dell’umanesimo della cultura greca e del diritto romano con il Messaggio cristiano.
La destra di Trump (e i suoi amici europei, in Ungheria e non solo) hanno portato lo “scontro delle civiltà” all’interno stesso dell’Occidente. Un bel risultato, non c’è che dire.
Riproduzione riservata © il Nord Est



