Groenlandia, la furia di Trump e l’occasione europea per diventare adulta
Dalle provocazioni Usa alla difesa comune: l’Europa può ribaltare il tavolo

Nella trama del Donald Trump furioso che vuole a ogni costo pugnare per la Groenlandia c’è (anche) l’opportunità di una riscossa europea. Non è una buona idea per gli equilibri e la pace globali, quella dell’attuale presidente americano: è pessima al punto da raccogliere appena un terzo dei consensi fra i “suoi” repubblicani. E non lo sarebbe, per l’Ue, il tacere, oppure il rispondere punto su punto ai discutibili argomenti della Casa Bianca, perché finirebbe solo per dar loro credibilità.
Davanti alle provocazioni del Tycoon, conviene piuttosto impossessarsi dei suoi ragionamenti e capovolgerli per spiazzarlo. Afferma che l’isola è nel mirino di russi e cinesi? L’Unione europea può farsi motore di una forza, nel quadro Nato, per mettere in sicurezza proprio quella terra di ghiacci. «Stai sereno, ci pensiamo noi», potremmo dire.
Allo stesso modo, mentre il biondo newyorkese ribadisce di non voler più spendere i soldi per difendere il Vecchio Mondo, si può rispondere «No problem!» e mettere su rapidamente un’armata continentale che sostituisca le truppe dello Zio Sam. In altre parole, si potrebbe salvare l’Europa dalle turbolenze di The Donald facendo l’Europa sino in fondo.
Qualcosa, in questo senso, si muove. Il Regno Unito ha proposto un’iniziativa con Francia e Germania per inviare un contingente in Groenlandia, appunto, sotto l’egida della Nato alla quale l’isola è legata attraverso la Danimarca.
«Mi aspetto che partecipino gli Stati Uniti», ha dichiarato il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Una simile mossa smonterebbe la strategia di Trump, mentre i soldati dislocati sulla neve di Nuuk renderebbero più critica l’evenienza di un attacco militare. Se la sicurezza di cui si preoccupa adesso Washington fosse assicurata dall’Alleanza e/o dall’Europa, sarebbe tutt’altra storia. E tradire i patti diventerebbe più complesso e grave per chiunque. Potrebbe scattare a quel punto il Gran Riassetto dell’Unione in seno al Patto Atlantico.
Posto che non c’è scritto da nessuna parte che l’Alleanza sia stata creata perché l’America proteggesse gli europei – è successo in passato alla luce dei pesi e delle volontà in gioco –, qualcosa si potrebbe fare. Il commissario Ue alla Difesa Andrius Kubilius ha illustrato come. Di fronte alla pressione russa e allo spostamento dell’attenzione degli States, ha proposto che l’Ue attrezzi quanto prima una forza di reazione permanente di 100.000 uomini, in linea con l’attuale contingente statunitense presente sul Vecchio Continente. Sarebbe meglio che avere 27 strutture di difesa “bonsai”, ha concesso, prima di chiedersi retoricamente se la potenza a stelle e strisce sarebbe la stessa se avesse 50 eserciti invece che uno.
Kubilius ha rilanciato lo schema di un Consiglio di Sicurezza Europeo, già delineato dal presidente francese Emmanuel Macron e dall’ex cancelliere tedesco Angela Merkel. Rispondere così a Trump che dice di voler lasciare l’Europa, è un passo che può anche scoprire il suo bluff. Portare la Nato in Groenlandia, lo si può sparigliare. Certo, è una corsa in salita per un continente politicamente turbato, che potrebbe però rimetterlo in gioco, pure sull’Iran. Qui siamo: se si vuole fare qualcosa, il momento è adesso
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