L'Italia del Def tra vincoli Ue e incognite mediorientali
Il deficit al 3,1% blocca gli spazi di manovra dell'esecutivo. Giorgetti evoca l' "ospedale da campo" mentre il rischio di uno shock energetico e la necessità di investimenti nella difesa rendono la coperta del bilancio sempre più corta

Il governo Meloni ha presentato al Parlamento il Documento di Finanza Pubblica (DFP). Accompagnato da malumore per quel 3,1% di deficit 2025 notificato da ISTAT. È un decimale (0,1%) che malauguratamente in Unione europea (UE) tiene l’Italia “fuori regola” in materia di finanza pubblica. A preoccupare ulteriormente l’esecutivo è la crisi in Medioriente. Questo perché il suo prolungarsi altera in negativo le prospettive del Paese.
È un problema per la maggioranza di governo. Infatti, mantenuta la barra contabile in ordine nel corso della Legislatura, all’avvicinarsi della sua fine essa sperava in spazi fiscali più aperti a politiche economiche attente al consenso. È la regola che regge, quando possibile, il rapporto tra democrazie e budget pubblici. Ma Washington e Teheran paiono voler disporre diversamente. Due i problemi, legati reciprocamente, all’orizzonte.
Il primo, come detto, è che l’Italia ha mancato il limite (3%) del rapporto deficit/PIL statuito dal Protocollo sulla Procedura per i Disavanzi Eccessivi (PDE) e allegato al Trattato di Maastricht. La conseguenza è che il Belpaese resta in procedura per disavanzo eccessivo. Ovvero, ha pochi margini di bilancio e fiscali per agire. Non una splenda notizia, per il governo.
Un effetto immediato riguarda la spesa militare, una delle priorità emergenti. Perché l’essere in procedura per disavanzo impedisce all’Italia di scorporarla dal computo del deficit. Significa che dovrà competere con altre priorità essendo la coperta del budget fiscale sempre più stretta. Lo si coglie dal tono del Ministro dell’Economia Giorgetti, più allarmato rispetto a quello del DFP, e preoccupato che gli scenari previsti pecchino di ottimismo.
Di qui la metafora delle “urgenze dell’ospedale da campo” con la quale il Ministro intende dire che lo shock in corso può richiedere politiche di bilancio più aggressive. La qualcosa, oltre le cifre del DFP, ci porta alla questione centrale: la deroga al patto di stabilità. Richiesta nell’immediato difficile da ottenere perché ad ora nessun paese membro dell’UE è in recessione. Questo nonostante il fatto che le preoccupazioni del Ministro Giorgetti abbiano buone probabilità di avverarsi. Oppure c’è la possibilità, ne accenna il Ministro preoccupato che la situazione sia peggiore di come appare, di “giocare da soli”. È l’ipotesi che il governo si doti di strumenti fiscali emergenziali chiedendo al Parlamento della Repubblica uno scostamento di bilancio. Insomma, data la gravità annunciata dei tempi, di fare extra deficit.
Il rischio qui è che i mercati, vedendo la “nave Italia” prendere il largo in materia di deficit e debito, decidano di scommettere contro creando ulteriori problemi già prima che lo shock più temuto, l’energetico, possa colpire con forza. L’agire in solitudine nel fare deficit è rischioso. Meglio, data la situazione, trattare per scorporare dal deficit, come per la difesa, le spese di sostegno emergenziali a famiglie e aziende.
La medicina proposta è la classica: fare deficit e debito per reggere l’urto. Necessaria, è probabile, in termini di ordine pubblico economico. Senza illudersi però che fare deficit sia pure motore di sviluppo.
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