La Germania cede alla paura: il populismo di AfD e la lunga sconfitta dell'Europa

Sigmund e Weidel conquistano l'Est cavalcando l'ansia dell'immigrazione. Quando la semplificazione emotiva prende il sopravvento sui fatti e sulle istituzioni

Marco ZatterinMarco Zatterin
epa13218294 Top candidate Ulrich Siegmund (C) poses with party and parliamentary group co-chairwoman Alice Weidel (R) and party and parliamentary group co-chairman Tino Chrupalla during a far-right Alternative for Germany (AfD) election party following Saxony-Anhalt state election, in Magdeburg, Germany, 06 September 2026. Voters in Saxony-Anhalt are casting ballots to elect a new state parliament. EPA/FILIP SINGER
epa13218294 Top candidate Ulrich Siegmund (C) poses with party and parliamentary group co-chairwoman Alice Weidel (R) and party and parliamentary group co-chairman Tino Chrupalla during a far-right Alternative for Germany (AfD) election party following Saxony-Anhalt state election, in Magdeburg, Germany, 06 September 2026. Voters in Saxony-Anhalt are casting ballots to elect a new state parliament. EPA/FILIP SINGER

Ha vinto la paura dello straniero, alimentata dalla sfiducia nell’autorità centrale e in chi tiene da sempre le redini della Germania unificata. La Sassonia-Anhalt ha votato in massa Alternative für Deutschland, un partito di destra estrema che persegue un populismo ottimista” costruito su un cocktail di ideologie estremiste che mescola elementi di xenofobia e vigorosa antipolitica.

Quasi un elettore su due ha scelto Ulrich Sigmund, il 35enne guru dell’anti establishment e della remigrazione, uno che a Magdeburgo chiamano “il genero” perché piacerebbe a molte madri per le loro figlie, sebbene la sua fede nella supremazia bianca (e tedesca) lo schieri sulla sponda sbagliata della Storia.

Con lui festeggia Alice Weidel, una donna magnetica quanto cinica che pare uscita da un film di Leni Riefenstahl, leader indiscussa di AfD con il quale ha affrontato le sensazioni negative diffuse nei ceti meno abbienti offrendo una semplificazione emotiva che assicura l’esistenza di soluzioni alla portata di tutti.

In Germania, come in Europa, la politica tradizionale attraversa una grave crisi esistenziale che, nel frullatore dei social e delle fake news, viene percepita come profonda e irreparabile da porzioni crescenti dell’elettorato. Friedrich Merz, cancelliere cristiano democratico della Cdu, è divenuto la faccia di una disfatta politica ed economica, un capo a cui è sin troppo facile imputare tutte le responsabilità, dagli attacchi dei droni russi ai tagli in massa della Volkswagen, l’auto del popolo coi conti a pezzi.

In realtà la sua colpa, come succede in buona parte del Continente, è il non aver capito che la Storia non era finita e che bisognava adattarsi a un nuovo clima in cui rabbia e sfiducia hanno la maledetta tendenza a prevalere.

La retorica di AfD ammalia in Sassonia-Anhalt, e in tutta la Germania Est, perché ha convinto gli elettori che le promesse della riunificazione sono state tradite. Hanno seminato in un contesto di deprivazione socio-economica, alienazione politica e reazione alla cultura dominante.

Il governo di Berlino e l’Europa hanno pagato la mancanza di visione e coraggio, diventando quelli che hanno generato crisi e guerre, i “cattivi” che permettono ai migranti di “saccheggiare” la grande Germania.

Un sondaggio rivela che l’84% sostiene Alice Weidel perché rifiuta il modo in cui il governo federale accoglie gli stranieri; solo il 16% ritiene sia una questione economica. Si è affermato il principio che l’immigrazione porta l’insicurezza, che l’insicurezza è colpa del governo e che AfD può risolvere tutto con la remigrazione e le ronde. Inutile spiegare che i problemi sono altri, quando prende piede una convinzione è difficile cambiarla.

L’ultradestra manipola con arte, ha anche scippato Camelot e Tolkien alla letteratura britannica vendendoli come i simboli di supremazia ed esclusione che non sono. Eppure proprio lo scrittore inglese, “cristiano e cattolico”, afferma in una lettera del 1956 – come la nobile Galadriel nel Signore degli anelli – «di aspettarsi che la storia non sia altro che una lunga sconfitta sebbene possa contenere scorci di vittoria». Il che fa poco spirito nazionalista suprematista in salsa AfD. E molto Merz e Ue, almeno se non cambieranno tattica subito.

Riproduzione riservata © il Nord Est