Regole per contenere le storture del potere tecnologico

A dieci anni dalla Laudato si’, l'analisi della nuova enciclica Magnifica Humanitas svela un'alleanza filosofica profonda. Dalla «custodia del Creato» alla «custodia dell'umanità», la Chiesa dichiara guerra al paradigma tecnocratico transnazionale invocando il "pensiero del limite" contro la hýbris dei colossi dell'AI

Vincenzo MilanesiVincenzo Milanesi

Siamo già a dieci anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, e da poco è stata divulgata l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. Della quale si è già molto parlato, mettendone in luce il riferimento, molto esplicito, alla “Rerum Novarum”, l’encicica “sociale” di Leone XIII, della fine dell’Ottocento. Pontefici diversi, encicliche diverse, certo. Non dobbiamo tuttavia lasciarci sfuggire un nesso che in profondità le collega. Ma come, si dirà: una riguarda le questioni ecologiche del nostro tempo, l’altra quelle dell’AI, che dieci anni fa non sembravano avere la rilevanza e l’urgenza di oggi.

Nell’enciclica di Francesco c’è assai più di quello che si crede. Leggiamo qualche riga del paragrafo 111: “La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero ed una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico”. Dunque, un pensiero che va al di là del mero ecologismo, per approdare ad una visione sistemica dei problemi, con al centro il “paradigma tecnocratico”.

E qui arriviamo al nesso profondo con la Magnifica Humanitas, dove è quel medesimo paradigma al centro del messaggio: ma non certo per demonizzare la scienza e la tecnologia, che hanno reso l’uomo mai così potente non solo nei confronti della natura ma anche di se stesso. Compito di un pensiero adeguato al nostro tempo considerare i rischi di una AI fuori controllo umano. Ma anche denunciare la “non neutralità” di quel paradigma.

Papa Francesco interviene, con un pensiero sistemico, sul tema della “custodia del Creato” mentre la Terra brucia, per l’insipienza umana di questi nostri tempi in cui domina la potenza della tecno-scienza che bada soltanto a far crescere la ricchezza economica di alcuni. Papa Leone interviene per tematizzare la “custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale”. È l’uomo stesso, ora, che rischia di perdere la sua umanità. E qui il discorso si fa politico, come con Francesco. Occorrono strumenti normativi adeguati per tutelare la giustizia sociale e contenere gli effetti distorsivi di un potere tecnologico in mano a soggetti privati, transnazionali, con capacità di intervento al di là di quello dei governi democraticamente eletti.

“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. È qui che le due encicliche si corrispondono: sul tema del “limite”, dell’accettazione di esso nella storia dell’umanità e dell’azione di ogni individuo. Anche la cultura greca antica se lo poneva, denunciando la “hýbris”, l’arroganza che non accetta la finitezza dell’uomo, la superbia e la violenza dei potenti che sfidano gli dei. Sulla base del “pensiero del limite”, la cultura ‘laica’, erede della razionalità della filosofia greca, e il Messaggio cristiano possono trovare un’alleanza potente. In favore dell’uomo.

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