L’estremismo islamico non è l’unico rischio in Italia
Il pacchetto legislativo della Lega prevede nuove regole su permessi di soggiorno, controlli sugli enti religiosi, finanziamenti esteri e divieto del velo nei luoghi pubblici per le minori

Un nuovo pacchetto di leggi contro l’islamizzazione dell’Italia. Questa la proposta della Lega che sta generando una certa attenzione sui media. Il pacchetto comprende misure di vario tipo e, in una certa misura, tende anche a sovrapporre fenomeni e pericoli diversi, utilizzando alcune parole chiave che inducono all’attivazione di certe sensibilità nell’area elettorale di riferimento degli estensori.
Si passa dalle norme per limitare i permessi di soggiorno, anche dei minori, all’istituzione di un registro degli enti religiosi e dei ministri di culto, con l’introduzione di una nuova “Carta dei valori degli enti religiosi”, passando per la necessità di prevedere controlli sui finanziamenti provenienti dall’estero. Si mira alla comminazione di pene severe per i cosiddetti “predicatori radicalizzati”, sino alla spinosa questione del velo. La proposta prevede l’introduzione di un nuovo reato, denominato «costrizione all’occultamento del volto»: il divieto di indossare il velo nei luoghi pubblici, nei fatti, così come quello per le ragazzine under 14.
L’obiettivo dichiarato è di favorire integrazione, formazione e parità di diritti tra coetanei a scuola. È indubbio che il tema è serio ed è bene che l’Italia si attrezzi per affrontarlo. Quando la seconda ondata di terrorismo jihadista si è abbattuta sull’Europa, negli anni Dieci del Duemila, ci si è a lungo interrogati sul perché il nostro Paese ne fosse stato esente. Tra le ragioni addotte, il fatto che l’Italia ancora non avesse conosciuto lo sviluppo delle seconde generazioni degli immigrati dell’area mediorientale e la struttura urbanistica del Paese (con quartieri ad alto tasso di immigrazione ma con una provenienza mista).
Passati 10 anni, tuttavia, il problema ora si pone. L’Osservatorio sul radicalismo e il contrasto al terrorismo ha pubblicato un report sulla minaccia terroristica rivolta all’Europa. Due gli elementi importanti: in primis, nel periodo 2020-2025 gli attacchi jihadisti hanno conosciuto solo una lieve flessione in negativo rispetto ai 5 anni precedenti. Il secondo è che il terrorismo va sempre più nella direzione di individui radicalizzati, più che di organizzazioni strutturate.
L’unica opzione possibile è la prevenzione della «guerra cognitiva» - ossia quel sistema di interferenze (soprattutto sui social) che hanno come obiettivo «colpire la percezione della realtà, memoria e fiducia, sfruttando emozioni, polarizzazione del linguaggio e manipolazione abilitata dall’IA delle informazioni per indebolire la coesione democratica».
Attenzione, dunque. La chiave per scardinare questi processi di manipolazione cognitiva che portano alla radicalizzazione è una sola: l’informazione accreditata, l’educazione all’etica e la costruzione della memoria. Solo così i ragazzi oggi potranno essere protagonisti di una vera inclusione nel rispetto dell’identità del Paese in cui abitano e della propria tradizione e storia.
E questo non vale solo per gli immigrati. Ricordiamoci che esiste un’altra radicalizzazione, più silente, nei confronti della quale la politica è meno reattiva. Quella dell’estremismo politico nostrano.
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