L’eclisse totale, i mondiali di calcio e le guerre: il 2026 tra eventi attesi e desiderati

Mancano le date per la pace giusta in Ucraina o un’intesa seria per il Medio Oriente. L’incertezza è ai massimi, così l’anno si presenta con un copione classico: non solo per chi ama i prodigi del cielo, il motivo globale più diffuso sulla Terra sarà di nuovo lo scontro fra la luce e l’oscurità

Marco ZatterinMarco Zatterin
L’ultimo incontro tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump a Mar-a-Lago
L’ultimo incontro tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump a Mar-a-Lago

La gente viaggerà per vedere la notte di giorno e altri faranno lo stesso per verificare se inseguendo un pallone è possibile ricomporre ciò che Donald Trump sta facendo a pezzi, ovvero il patto un tempo consolidato fra i popoli di Canada, Messico e Stati Uniti, ospiti in condivisione della 23esima Coppa del Mondo di calcio.

Il calendario 2026, che per i cinesi ridesta il Cavallo di Fuoco, promette per il 12 agosto un’eclisse totale di sole che non si vede da vent’anni e un campionato di football con 104 partite e 48 Paesi dall’11 giugno al 19 luglio, il più grande di sempre al quale l’Italia deve ancora qualificarsi.

Si potrà credere che sia facile oltre che giusto distrarsi, ma torneremo alla realtà constatando che le cose più importanti che si possono desiderare non hanno un giorno nelle agende: mancano le date per la pace giusta in Ucraina o un’intesa seria per il Medio Oriente, che pure catalizzeranno l’attenzione di vertici di cui perderemo il conto. L’incertezza è ai massimi, così l’anno si presenta con un copione classico: non solo per chi ama i prodigi del cielo, il motivo globale più diffuso sulla Terra sarà di nuovo lo scontro fra la luce e l’oscurità.

Tenete d’occhio il presidente americano. Sarà all’incontro svizzero dei potenti del Mondo che s’inizia il 19 gennaio a Davos con il suo stato maggiore, insieme con i principali leader planetari fra cui Volodymyr Zelensky, il vicepremier cinese e decine di nomi grossi e grossissimi (l’unico politico italiano accreditato per ora è il ministro Schillaci). Si parlerà di affari e di politica come se, in questa stagione, ci fosse differenza. Saranno fissati incontri per affollare il lunario, a cascata sino al 4 luglio in cui gli Stati Uniti festeggeranno i 250 anni della dichiarazione d’Indipendenza, grancassa cosmica per l’immobiliarista newyorkese che deve vedersela il 3 novembre con le elezioni di metà mandato, i sondaggi che minacciano una sconfitta e l’antipatia crescente che raccoglie ovunque. Gli verrà in appoggio la Nasa pronta a lanciare Artemis II con dieci uomini in primavera per valutare la fattibilità di rimettere la bandiera americana sulla luna.

Guardate i russi e sperate che restino a guardare. Il 4 febbraio scade il trattato Start contro la proliferazione nucleare, tre settimane prima del quarto anniversario dell’aggressione dell’Ucraina (22 febbraio). A fine marzo si riunisce in Camerun l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), forse il summit più inutile dell’anno. Il 12 aprile si vota in Ungheria, dove l’euroscettico putiano Orbán cerca la riconferma: è in bilico e l’esito delle urne è un potenziale spartiacque per l’Ue in cerca d’autore. A giugno (14-16) c’è il G7 a Évian-les-Bains, pilotato da un Macron fragilissimo. Il 7 luglio il circo dei leader, Trump compreso, vola ad Ankara con la Nato. Il futuro dell’Ucraina sarà in ogni discorso e occorrenza. I “volenterosi” europei, in pista dal 6 gennaio, progettano la pace anche se sanno che il Cremlino non accoglierà altro se non un patto da vendere come una vittoria.

Pioveranno elezioni, la democrazia non si ferma ed è un sollievo. Il 18 gennaio in Portogallo (presidenziali), 8 marzo in Colombia, 13 settembre in Svezia, 4 ottobre in Brasile, 27 ottobre in Israele, per citare le principali. Dopo il verdetto del “mid-term”, Trump ospiterà il 14 dicembre in Florida il G20, appuntamento che nel 2025 ha snobbato in polemica col Sud Africa. Stavolta ci sarà, rafforzato o sfibrato dalle urne federali.

Non aspettiamolo alla COP31 turco-australiana, destinata ad andare appena poco meglio dell’Omc (9-20 novembre).L’Italia si attrezza per il referendum costituzionale (marzo?) e pensa al 2 giugno per festeggiare gli ottant’anni della Repubblica in un clima che non sarà scevro da polemiche. In febbraio (6-22) sarà distratta dalle Olimpiadi di Milano-Cortina, poi dal Festival di Sanremo (24-28, vincerà Patty Pravo?). In marzo (26) la nazionale di pallone affronta l’Irlanda del Nord per evitare di restare a casa dal Mondiale per la terza volta. Vale la regola del non è finita sinché non è finita. Bisogna giocarsele bene, giocarsele tutte.

Lo dice sempre Zelensky, la cui Ucraina è ai playoff nel calcio come nel match contro Mosca, in un torneo sanguinoso dai bombardamenti quotidiani in cui la tregua slitta di giorno in giorno, così rapida da far temere che possa non trovare casa nel diario del 2026 pur avendo ancora 364 possibilità

Riproduzione riservata © il Nord Est