La donazione di organi e quel grande bisogno di gentilezza

C’è ancora uno spazio per convincere gli italiani a non demordere da questo afflato altruistico

Fulvio ErvasFulvio Ervas

Non siamo un Paese facile. È come se ci percorresse un magma che ci rimescola. Ci sono però degli indicatori importanti della nostra qualità collettiva. Uno studio recente ha confrontato cinque Paesi europei in materia di gentilezza. Naturalmente è più facile studiare l’altezza media di una nazione che la sua esternazione di gesti di gentilezza. Prendiamo il dato comunque come un piccolo segno: l’Italia risulta, tra i cinque, l’ultima, quella con minor esplicitazione di quotidiana gentilezza.

La prima, in questa ricerca, appare la Spagna. Poi anche gli italiani considerano la gentilezza come un valore relazionale importante. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo, come sempre, un oceano.

La Spagna è anche leader mondiale nella donazione d’organi, 51. 9 per ogni milione di abitanti. L’Italia è 30.2, con le regioni più disponibili come Toscana, Emilia-Romagna e Veneto. Resta il secondo Paese europeo in materia, seconda appunto alla Spagna. Ma se associamo a queste, piccole considerazioni, un altro elemento, cioè la propensione a donare organi, emerge materiale per qualche considerazione in più.

A Nord Est un cittadino su tre non pare disposto a rendersi disponibile per questo gesto che ha, senza alcun dubbio, un alto valore di aiuto verso gli altri, un indicatore di empatia, solidarietà, desiderio che si possa dare continuità al vivere?

Non credo sia possibile dire che siamo già di fronte a una tendenza stabilizzata. Le donazioni di sangue, per esempio, vedono una tenuta, sia pur con qualche criticità: siamo del resto una società piuttosto anziana e c’è del lavoro da fare verso le nuove generazioni, la cui disponibilità è cresciuta, nella fascia 18-25, del 5% nell’anno 2024.

C’è uno spazio, allora, per convincere più italiani a donare parti di sé agli altri o comunque non demordere da questo afflato altruistico? Sì, informando e promuovendo il valore di questi gesti. Cosa che viene fatta. Ma questi inviti entrerebbero in maggior risonanza con il corazzato spirito italico se a essi si aggiungesse una continua, pubblica, intelligente ed elegante educazione, con esempi magari autorevoli, alla gentilezza.

A quel guardare l’altro anche quando hai fretta, anche quando non sostiene la tua stessa squadra di calcio, anche quando attraversa le strisce. Vedere gli altri, sentirne la prossimità, allenarti a condividere. Anche qualcosa del tuo corpo. Che non è una perdita. Una diminuzione. È andare oltre. Sì, credo che aumentare la gentilezza aiuterebbe ogni sorta di donazione. Vado spesso in Spagna, nelle Asturie, e sono, davvero, molto più gentili di qui.

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