La necessità di una difesa europea
Vogliamo davvero, al posto della “pax americana” nata dopo il 1945, una “pax putiniana” edificata sull’autoritarismo negatore di libertà e di democrazia?

Strane certe coincidenze, talvolta, nelle date della storia. Casuali, certo, ma significative nel ricordo dei posteri. Il 9 maggio la parata militare sulla Piazza Rossa a Mosca celebra la vittoria dell’Urss sulla Germania nella “Grande guerra patriottica” nel 1945, che oggi è diventata però la celebrazione dell’orgoglio nazionale della Russia di Vladimir Vladimirovič Putin.
Ma il 9 maggio è anche la “Giornata dell’Europa”, perché ricorda la data della Dichiarazione Schuman, dal nome del ministro francese che la propose nel 1950, facendo nascere la Ceca, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, voluta da Francia e Germania per mettere in comune le due fonti principali di materiali per gli armamenti. È il primo passo per la nascita di un’Europa finalmente unita dopo la Guerra Mondiale che ha sconfitto il nazismo e il fascismo.
L’Unione europea è il più grande progetto di pace della storia dell’umanità, e non lo si celebra con parate militari, come quella della Piazza Rossa. Che inneggia invece a un progetto esattamente opposto a quello dell’Ue: il progetto della rinascita dell’imperialismo russo, del ritorno del Russkij Mir, il “Mondo russo”, che gli zar, e poi l’Urss, avevano costituito sottomettendo all’autoritarismo prima zarista e poi sovietico i popoli confinanti con la Russia.
Assecondando ideologie diverse, ma con in comune il nazionalismo. Che proclama la superiorità di una “nazione”, o meglio di uno Stato-nazione, su altre “nazioni” per imporre il suo potere su di esse. È questo che ha provocato le due guerre mondiali nel Novecento, in nome dell’ideologia nazionalistica (che ha sempre un sottofondo di matrice suprematista, cioè razzistico) dominante tra Otto e Novecento in Europa. Ed è proprio per impedire la rinascita del nazionalismo che è nata l’Unione europea.
Mir in russo vuol dire “mondo”, ma anche “pace”: vogliamo davvero, al posto della “pax americana” nata dopo il 1945, una “pax putiniana”, edificata sull’autoritarismo negatore di libertà e di democrazia? Per soddisfare la libido nazionalistica della Russia che sogna la restaurazione della sua passata grandezza imperiale?
Perché questa è la posta in gioco, nell’Europa di oggi. Che non può più permettersi di rimanere una “superpotenza erbivora”, come vorrebbero anche qui da noi le “anime belle” dei “pacifinti”, di destra o di (pseudo)sinistra che siano.
L’Ue deve dotarsi di un adeguato potere di deterrenza militare, costruendo subito le basi per quell’esercito comune europeo che nei primi anni Cinquanta del Novecento lo sciovinismo nazionalistico francese di De Gaulle alleato con il Partito comunista francese succube dell’Urss fece fallire, bocciando il progetto (tanto voluto da De Gasperi e Adenauer) della Ced, la Comunità europea di difesa.
Che doveva proseguire il cammino avviato con la Ceca. Che noi oggi abbiamo il dovere di riprendere, costi quel che costi, per non perdere quella libertà che dal sacrificio dei morti nella guerra partigiana abbiamo ereditato. Senza subire i ricatti moralisticheggianti di chi, oggi, in buona o in cattiva fede, lavora per il Russkij Mir contro l’Europa unita che non vuole la guerra, ma deve essere pronta a difendersi, senza dipendere dall’ormai, purtroppo, del tutto inaffidabile alleato “amerikano”.
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