Data center, difesa e industria: la nuova sfida per il Nordest

Senza tecnologie e investimenti, si trasferiscono produzioni e reti all’estero. Se declina l’Europa, Cina e Stati Uniti gongolano

Francesco De Bettin*
L’interno di un data center di Engineering per l’intelligenza artificiale
L’interno di un data center di Engineering per l’intelligenza artificiale

Circola una lettura del declino europeo: l’Unione, si dice, ha indebolito automotive, acciaio, porti e logistica, imponendo obiettivi ambientali insopportabili per industria ed energia. È una semplificazione, ma impossibile da liquidare perché dimostrata dai dati: senza tecnologie e investimenti, si trasferiscono produzioni e reti all’estero. Se declina l’Europa, Cina e Stati Uniti gongolano.

Credo che l’Europa debba trasformare il Green Deal in politica industriale. Occorrono risultati verificabili su emissioni, sicurezza ed efficienza, lasciando competere le soluzioni. In questo modo settori considerati sorpassati riceverebbero ossigeno per innovarsi e diventare più competitivi. Decarbonizzazione e manifattura non possono essere avversarie.

La stessa logica serve per porti, interporti, ferrovie, aeroporti, telecomunicazioni ed energia. Il ritorno della difesa militare cambia il valore delle infrastrutture: oltre a muovere merci e persone, essa assicura mobilità, approvvigionamenti e resilienza alle minacce fisiche, cyber e ibride. L’area europea di mobilità militare, coordinata con la Nato renderebbe la logistica un vettore di politica economica, climatica e di sicurezza.

Leggo quindi con allarme una serie di articoli che tendono a criminalizzare i data center. Potremmo essere di fronte alla stessa strategia comunicativa che consentì lo smantellamento di automotive, acciaio, porti e via dicendo. I data center invece sono indispensabili per lo sviluppo coerente del comparto industriale europeo.

Una difesa europea credibile, per esempio, non può dipendere da potenza di calcolo esterna, né da ventisette sistemi non interoperabili (quelli dei 27 Paesi membri Ue). L’intelligenza creata per la sicurezza deve essere governata dall’Unione, sotto controllo umano e democratico.

I data center sono infrastrutture dual use da cui dipendono sovranità, comunicazioni e capacità di risposta. Devono essere distribuiti, ridondanti, cyber-sicuri, alimentati con energia competitiva e integrati nei territori mediante recupero del calore e trasparenza su acqua ed emissioni. Ostacolarli significa esportare dati, valore e una parte della sicurezza europea.

Il concetto di “Sapiens Cube” (il Sapiens, Sapiens, Sapiens) descrive la dimensione antropologica della trasformazione: uno spazio nel quale conoscenza, calcolo e giudizio umano si rafforzano. L’intelligenza creata espande i primi due; sensibilità, creatività, responsabilità e formulazione dei fini restano all’uomo. Se dubbio e decisione sono delegati alla macchina, il cubo si appiattisce. Se l’uomo conserva il governo delle finalità, l’AI amplia il Sapiens.

I numeri allarmano. Nel 2025 gli investimenti privati statunitensi nell’AI hanno raggiunto 285,9 miliardi di dollari. Gli Usa dispongono di circa 50 GW di potenza IT attiva nei data center, mentre l’Europa dovrebbe raggiungere nel 2026 poco più di 750 MW. I cinesi sono, forse, ancora più forti. La distanza può diventare incolmabile. Le AI Gigafactories europee devono diventare rapidamente chip, megawatt, modelli e accesso per università e imprese.

Veneto e Friuli-Venezia Giulia devono, presto, metter mano a una grande piattaforma industriale collegata attraverso Venezia, Trieste, interporti e ferrovie, ai corridoi Mediterraneo e Baltico-Adriatico e all’Europa centro-orientale. L’Alto Adriatico può diventare il prototipo di una regione nella quale cultura della difesa, porti, energia, telecomunicazioni, data center e industria sostengano insieme economia, decarbonizzazione e sicurezza europea. Neutralità tecnologica, intelligenza creata e sicurezza comune possono produrre quel rimbalzo che trasforma il rischio del declino nell’occasione di una nuova stagione.

*presidente della Camera di Commercio Treviso- Belluno

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