Caso Minetti, il filo rosso che imbarazza il Quirinale
L’affaire Minetti sta deflagrando in maniera tanto violenta quanto rapida, schizzando fango sull’ultima istituzione – la presidenza della Repubblica – rimasta salda nel gradimento degli italiani in quanto a serietà e credibilità

Il più mancino dei tiri. In questo caso, però, il riferimento non è all’omonimo libro di Edmondo Berselli sulla specialità calcistica di Mario Corso. Bensì a quello che Nicole Minetti, l’ex “igienista dentale” e consigliera regionale lombarda nell’era del Basso impero berlusconiano, ha sferrato all’opinione pubblica.
E, soprattutto, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva concesso la grazia all’ex soubrettina e, per breve tempo, politica “per assenza di prove” (come scriverebbe il sito Dagospia), in quanto affidataria di un minore fortemente bisognoso di assistenza sanitaria.
Una fattispecie contemplata dall’istituto della grazia, al centro dell’iter che aveva portato a sottoporre la richiesta al Colle, sino all’ottenimento del beneficio che ha cancellato le condanne, da scontare ai servizi sociali, a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato nei processi “Rimborsopoli” e “Ruby ter” (era stata lei ad avere fornito una “copertura”, con relativa falsa testimonianza, alla sedicente “nipote di Mubarak”, l’allora 17enne Karima El Mahroug).
Insomma, Minetti pare “vantare” una certa esperienza in vicende che riguardano minori e meretricio, e a suggellare il tutto arrivano adesso i rumors che suggeriscono il suo coinvolgimento, insieme al compagno Giuseppe Cipriani, in «fatti indicati gravissimi», che vanno dall’organizzazione di un circuito di prostitute per clienti vip in una tenuta in Uruguay a varie forme di complicità con il criminale pedofilo Jeffrey Epstein.
Si spiega così ampiamente l’ira funesta (e sacrosanta) del Quirinale, che ha inviato una lettera – una procedura inusuale, e molto indicativa, per l’appunto – al ministero della Giustizia per chiedere chiarimenti riguardo «supposte falsità» nell’istruttoria che ha portato al provvedimento di clemenza. E mentre viene attivata anche l’Interpol per acquisire elementi sulla condotta di Minetti e “consorte” nel Paese sudamericano e la Procura generale di Milano annuncia di avere disposto accertamenti urgenti, il Guardasigilli Carlo Nordio si è recato ieri a palazzo Chigi (per un incontro che, si tiene a precisare, sarebbe stato programmato in precedenza).
E anche l’ambasciata a Montevideo diventa oggetto di attenzione speciale per non avere informato Roma sulle manovre e i comportamenti della discussa coppia italiana da quelle parti. L’affaire Minetti sta deflagrando in maniera tanto violenta quanto rapida, schizzando fango sull’ultima istituzione – la presidenza della Repubblica – rimasta salda nel gradimento degli italiani in quanto a serietà e credibilità. Senza voler indulgere ad alcuna forma di complottismo, risulta tuttavia evidente che questa vicenda può essere facilmente cavalcata e strumentalizzata dai vari nemici, a destra e a sinistra, populisti e giustizialisti, dell’incolpevole capo dello Stato.
E, ancora una volta, come su tutto quello che concerne la multiforme “carriera” dell’ex showgirl, si allunga l’ombra problematica e discutibile della condotta privata dell’ultimo Berlusconi. Nel frattempo, è partito il dibattito fra i giuristi sull’art. 87 della Costituzione e sull’art. 681 del Codice di procedura penale, da cui emerge anche una via d’uscita: la grazia per le disgraziate (e i disgraziati) può venire revocata. —
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